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Editoriali

Né la Polonia né l'Aiea hanno conferme sulla nube tossica di Putin

Redazione

Il capo del Consiglio di sicurezza di Mosca ha detto che durante “la distruzione” delle munizioni con uranio impoverito fornite dall’occidente all’Ucraina, si è creata “una nube tossica” che si sta dirigendo verso l’Europa occidentale. Non c'è alcuna evidenza, ma anche se ci fosse non bisogna cadere nella trappola russa

Oggi c’è stato un altro attacco missilistico della Russia contro l’Ucraina, efferato e indiscriminato come lo sono sempre stati e incessante come nelle ultime settimane. Grazie agli armamenti forniti dai suoi alleati, Kyiv riesce a rendere meno efficaci questi attacchi insistenti: gli aerei russi stanno dando particolarmente la caccia ai depositi di armi e munizioni degli ucraini, per cercare di depotenziare la controffensiva imminente. Oggi il capo del Consiglio di sicurezza di Mosca, Nikolai Patrushev, ha dichiarato che durante “la distruzione” delle munizioni con uranio impoverito fornite dall’occidente all’Ucraina, si è creata “una nube tossica” che si sta dirigendo verso l’Europa occidentale.

Da qualche giorno, sui canali Telegram russi circola l’immagine di una nuvola nera conseguente a un attacco dell’esercito di Vladimir Putin a ovest di Kyiv, nella regione di Khmelnitsky, che viene indicata come una specie di fungo atomico. Il messaggio del Cremlino è chiaro: vi meritate di pagare le conseguenze (la nube tossica) del vostro sostegno militare all’Ucraina. Il Cremlino sa anche che, nelle opinioni pubbliche europee, ci saranno molti che prenderanno per vero l’allarme della nube e diranno che l’occidente se l’è andata a cercare (chiamiamo questi “molti” impropriamente pacifisti).

La Polonia, la prima, diretta interessata di un eventuale avvelenamento dell’aria, ha già detto di non aver registrato nulla di anomalo e che non ha alcuna segnalazione riguardo alla nube. L’Aiea, che ha informazioni di prima mano per ovvi motivi, ribadisce: non ci sono elementi che confermano le dichiarazioni di Patrushev. Probabilmente non c’è nessuna nube tossica, ma anche se ci fosse – e sarebbe un guaio – non bisognerebbe cadere nella solita trappola russa che inverte il rapporto tra causa ed effetto: le armi occidentali sono necessarie perché Putin ha invaso l’Ucraina, e non si ferma.

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