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Vendita globale di titoli di stato. Lagarde: “Preoccupata? E’ il mio lavoro”
E' scattato l'allarme sui mercati internazionali, dove si è visto uno di quei sell-off di debito pubblico che fanno tremare i polsi ai governi. Le aspettative a quasi tre mesi dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e la preoccupazione sul Regno Unito
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19 MAY 26

Foto ANSA
“Io sono sempre preoccupata, è il mio lavoro”, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, rispondendo a una domanda sulla massiccia vendita di titoli di stato registrata a livello globale. Un modo elegante per dire che il tema era ben presente ieri a Parigi, dove Lagarde ha partecipato al G7 dei ministri delle Finanze. L’allarme è scattato lunedì mattina sui mercati internazionali dove si è visto uno di quei sell-off di debito pubblico che fanno tremare i polsi ai governi. “Nel pomeriggio (di ieri, ndr) questi movimenti anomali sono un po’ rientrati, ma sullo sfondo il malcontento degli investitori resta – spiega al Foglio, Antonio Cesarano, chief investment advisor di Banca Sella Sgr –. La chiusura dello Stretto di Hormuz è arrivata quasi al terzo mese, non si sono visti progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Cina e le aspettative di inflazione stanno aumentando insieme con i timori di una stretta sui tassi di interesse da parte delle banche centrali”.
I rendimenti dei Treasury americani a 10 anni hanno superato il 4,6 per cento e quelli a 30 anni il 5 per cento, livelli raggiunti giusto un anno fa quando, ricorda Cesarano, a un mese dal Liberation Day, i mercati avevano cominciato a chiedere il conto a Donald Trump per la sua confusa politica commerciale. Ma poi si era innescato il fenomeno Taco (che, tradotto in italiano, vuol dire Trump si tira sempre indietro) e le acque si erano calmate. “Adesso, per via della crisi in medio oriente, l’inflazione sta galoppando negli Stati Uniti ma, soprattutto, la spesa per interessi sul debito è arrivata a circa il 4 per cento in rapporto al pil riaccendendo i timori sulla scarsa sostenibilità dei conti pubblici”.
Ieri mattina a guidare i rialzi dei rendimenti è stato il debito giapponese, con il Jgb trentennale salito oltre il 4 per cento, livello senza precedente nella storia recente. Nel vecchio continente, i bond governativi i rendimenti sono saliti un po’ in tutti i paesi. In Italia, quello del Btp a 10 anni è arrivato sotto il 4 per cento, pur restando il differenziale con i bund tedeschi sotto 80 punti base, segno che anche i rendimenti dei titoli tedeschi sono aumentati: attualmente sono sopra il 3 per cento, rispetto a livelli vicini allo zero di qualche anno fa. “Si stanno intrecciando temi politici che riguardano singoli stati, con quelli che caratterizzano lo scenario più globale – prosegue Cesarano –. In Europa, gli investitori hanno preso di mira il Regno Unito dove l’ipotesi di una sfida alla leadership di Starmer appare sempre più probabile ma sono tornati guardinghi anche nei confronti dell’area euro dove i governi si stanno interrogando se e come affrontare una maggior spesa fiscale per sostenere famiglie e imprese di fronte a un nuovo choc. In ogni caso, il tema del debito pubblico è tornato dominante sui mercati”.
Secondo un’analisi di Algebris, il movimento sui bond governativi è partito dal Regno Unito ma la pressione si è rapidamente estesa ad altri mercati sviluppati. “Gli investitori stanno distinguendo sempre di più tra governi che dispongono di spazio fiscale e governi che non ne hanno. La combinazione di livelli di debito elevati, deficit fiscali già ampi e un peggioramento delle prospettive di inflazione dopo lo choc in medio oriente ha ridotto la disponibilità degli investitori a concedere ai governi il beneficio del dubbio”. Insomma, la morale della favola è che i mercati stanno diventando sempre meno tolleranti verso gli scostamenti fiscali: “La pazienza nei confronti di politiche di bilancio irresponsabili è ormai limitata e i mercati obbligazionari stanno iniziando a punirle in modo più aggressivo”.
E per quanto riguarda il Regno Unito la preoccupazione è che il Labour possa spostarsi ulteriormente a sinistra con un leader come Andy Burnham, sindaco di Manchester, l’ultimo aspirante sfidante di Starmer. “E’ considerato uno degli esiti più problematici poiché gli investitori prezzerebbero probabilmente una maggiore spesa pubblica, un aumento delle emissioni di debito e una minore probabilità del consolidamento fiscale atteso prima delle prossime elezioni politiche”, conclude Algebris.