Come la Svezia ha imparato ad amare il capitalismo

Stoccolma ha ucciso il welfare state. E sta benissimo. Ospedali privati, AI che azzera le liste d'attesa, app mediche con più utenti di Netflix. Il Wsj racconta come il paese scandinavo ha smontato il mito socialdemocratico. E perché quasi nessuno vuole tornare indietro

13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:08 AM
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L'edificio a torre Turning Torso a Malmö, in Svezia (Foto di Jörg Carstensen/picture alliance via Getty Images)

"Facciamo di più con meno". Gustaf Storm, amministratore delegato dell'ospedale St. Göran's di Stoccolma, formatosi alla McKinsey e cresciuto a Kpi e modello Toyota, riassume così una rivoluzione che il Wall Street Journal oggi definisce "il più sorprendente restyling capitalista del mondo". L'ospedale è finanziato con fondi pubblici – come tutti gli ospedali svedesi – ma è di proprietà dell'operatore privato Capio. La differenza, secondo Storm, si traduce in un costo superiore del 15-20 per cento per trattare condizioni come l'appendicite negli ospedali statali rispetto al suo.
Il caso di St. Göran's è emblematico perché condensa in un edificio tutte le tensioni e le promesse della metamorfosi svedese. Per quasi tre anni, la radiologa Karin Dembrower ha sperimentato qui l'uso dell'intelligenza artificiale per individuare il cancro al seno tra le 80.000 donne sottoposte a screening ogni anno. Il risultato: le liste d'attesa del reparto di radiologia si sono ridotte drasticamente. I medici hanno smesso di lavorare la sera e nei fine settimana. Hanno più tempo per le diagnosi avanzate delle pazienti già colpite dal tumore. St. Göran's riceve ora referral dagli ospedali pubblici sopraffatti, che non dispongono dell'AI. La ragione per cui strumenti del genere vengono adottati molto più rapidamente che nei presìdi statali è, secondo il Wsj, proprio quella mentalità manageriale privata che in Europa continentale si fa ancora fatica a pronunciare senza alzare un sopracciglio.
L'AI non si ferma alla mammografia. L'ospedale sta testando un sistema basato sull'intelligenza artificiale per monitorare i pazienti anziani a rischio di cadere dal letto, un evento che prolunga i ricoveri e fa lievitare i costi. I parametri vitali vengono caricati automaticamente in un sistema centrale. Un semaforo digitale aiuta il personale a stabilire le priorità. Con iPad mini in corsia e monitoraggio dei dati in tempo reale, l'ospedale assomiglia più a una startup che a un pronto soccorso dell'immaginario collettivo europeo.
Il fenomeno non riguarda solo gli ospedali. Quasi la metà degli studi medici svedesi è ormai privata, e le startup tecnologiche stanno scardinando il settore delle cure primarie. Kry, app fondata nel 2015, ha oggi in Svezia più utenti di Netflix. Visite in videocall disponibili ventiquattr'ore su ventiquattro, medici poliglotti incluso l'arabo, nessun ritardo. Ben Cooper, un britannico residente a Stoccolma, racconta al WSJ di aver gestito la sua asma senza uscire di casa, e di non aver mai aspettato un medico in ritardo. Il ceo di Kry, il medico Kalle Conneryd Lundgren, spiega che la proprietà privata genera efficienze: le visite digitali sono più brevi, e nell'ultimo anno l'AI ha ridotto del 40 per cento il tempo dedicato alle note mediche e alla burocrazia amministrativa. I pazienti registrati crescono al dieci per cento l'anno.
Tutto questo è il risultato di una trasformazione cominciata trent'anni fa, dopo la grande crisi finanziaria del 1992, quando la Svezia – allora modello planetario di socialdemocrazia – si riscoprì sull'orlo del collasso e tagliò la spesa pubblica, privatizzò, aprì il mercato dei servizi. L'esito, a distanza di tre decenni, è che la spesa sanitaria pro capite in Svezia è cresciuta in media dell'1 per cento annuo tra il 2014 e il 2024, corretto per l'inflazione – la metà del ritmo britannico, un terzo di quello americano, dati Ocse. Gli economisti che hanno guidato le riforme oggi riconoscono che il processo ha portato benefici alla grande maggioranza dei cittadini: i redditi reali delle famiglie sono in media raddoppiati dagli anni Novanta, dopo essersi bloccati nel ventennio precedente sotto il peso della tassazione massima.
Non tutto funziona. Il WSJ non glissa sui costi sociali. La concentrazione dei medici privati nelle aree urbane benestanti – dove i pazienti sono più sani e meno costosi da seguire – lascia i presìdi pubblici con i casi più complessi, nelle periferie e nelle campagne. Il calo della redistribuzione ha messo in difficoltà i comuni di Malmö e altrove. La quota di giovani tra i venti e i ventisette anni che vivono con i genitori è salita al 26 per cento nel 2023 dal 15 del 1995, per via del costo degli affitti. La rete ferroviaria è in ritardo cronico sugli investimenti.
Il capitolo più controverso è la scuola. La Svezia ha spinto la logica del voucher più lontano di qualunque altro paese al mondo: istituti privati a scopo di lucro, alcuni quotati in borsa, ricevono fondi pubblici in base alle iscrizioni e li gestiscono come meglio credono, nel rispetto del curriculum nazionale. Circa un adolescente su dieci frequenta una scuola secondaria del gruppo AcadeMedia, quotato alla borsa di Stoccolma. I risultati nei ranking internazionali sono peggiorati, e il meccanismo ha prodotto una segregazione silenziosa: le scuole private attraggono gli studenti migliori e le famiglie più abbienti, lasciando al pubblico i casi più difficili e costosi. Il prossimo appuntamento elettorale di settembre ruoterà in parte proprio attorno alla promessa socialdemocratica di vietare i profitti scolastici. Eppure la scelta della scuola è ormai radicata nella cultura svedese, sostenuta tanto dal centrodestra al governo quanto dall'opposizione. Smontarla non sarà facile.
Lars Calmfors, economista di lungo corso e consigliere del ministero delle Finanze, sintetizza con onestà scandinava: "Era giusto muoversi nella direzione delle privatizzazioni. Ma probabilmente abbiamo esagerato". È una valutazione che suona quasi rassicurante nell'Europa del 2026, dove il dibattito pubblico oscilla ancora tra nostalgia statalista e liberismo da manuale. La Svezia, intanto, ha già vissuto entrambe le stagioni e sta cercando, con qualche ammaccatura, una sintesi equilibrata.