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Perché le rinnovabili in Sardegna sono un test sulla credibilità politica del Campo largo
Uno studio di Bankitalia dimostra che per la diffusione di impianti rinnovabili l'effetto Nimby ("not in my backyard") non comporta un costo elettorale per chi governa. Anzi, nel caso delle coalizioni di sinistra, i dati mostrano maggiori consensi. Con quale credibilità Schlein, Conte e Bonelli evocano il "modello Sánchez" se a livello locale bloccano tutto?
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12 MAY 26

La transizione energetica procede, ma potrebbe andare più veloce. Secondo i dati del ministero dell’Ambiente, negli ultimi cinque anni l’Italia è passata da 59,9 GW di potenza di impianti rinnovabili installati nel 2021 a 83,5 GW nel 2025, con un tasso di crescita che nell’ultimo triennio 2023-25 è stato del 9-10 per cento: 5,8 GW installati nel 2023, 7,5 GW nel 2024 e 7,2 GW nel 2025. Il dato parziale del 2026, riferito ai primi tre mesi dell’anno, indica +1,6 GW installati portando il totale a 85,2 GW. Come ha detto nell’intervista di sabato al Foglio il ministro Gilberto Pichetto Fratin, l’Italia è avanti rispetto alla tabella di marcia del Pniec che ha come obiettivo per il 2030 di arrivare a 131 GW. Ciò non toglie che si potrebbe andare più spediti, riducendo la dipendenza energetica dall’estero e dalle fonti fossili, se si desse attuazione ai circa 4 mila progetti bloccati. I fattori che ostacolano la diffusione delle rinnovabili sono vari. C’è sicuramente un problema normativo, legato all’applicazione della legge sulle “aree idonee”, e c’è anche un problema burocratico, che riguarda i “no” del ministero della Cultura e delle Soprintendenze che si basano su una visione quasi sacrale del “paesaggio”. Ma al fondo c’è un problema politico che riguarda la cosiddetta sindrome Nimby (not in my backyard): l’impatto sui decisori politici dei comitati locali di protesta contro le opere. Il caso più emblematico è quello della Sardegna, dove la giunta guidata da Alessandra Todde (M5s) ha praticamente bloccato le rinnovabili per difendere l’isola dall’“invasione” e dalla “speculazione”. Ma è anche il caso della Toscana, che è tra le regioni con il più ampio deficit rispetto agli obiettivi del Pniec. Tutti temono le proteste e le conseguenze politiche della diffusione di pannelli fotovoltaici e pale eoliche.
La buona notizia è che questo effetto negativo non c’è. Lo conferma uno studio di Federica Daniele Guido de Blasio e Alessandra Pasquini, tre economisti della Banca d’Italia che hanno testato proprio se l’opposizione Nimby alle rinnovabili comporti un costo politico per chi governa. Gli economisti hanno così utilizzato 15 anni di dati sulla diffusione delle pale eoliche nei comuni del Sud Italia e di risultati elettorali. Più precisamente, hanno confrontato i voti ottenuti dalla coalizione di governo regionale in carica nei comuni in cui è stata costruita almeno una turbina eolica durante il mandato precedente con i voti ottenuti nei comuni della stessa regione in cui non sono state installate turbine eoliche. Il risultato parla chiaro: non esiste alcun effetto Nimby. La diffusione di impianti rinnovabili non comporta un costo elettorale per chi governa. Anzi, nel caso delle coalizioni di sinistra, tendenzialmente più favorevoli alla transizione energetica, i dati mostrano un effetto positivo in termini di consensi associato allo sviluppo degli impianti eolici. Questo rende ulteriormente più inspiegabile l’azione amministrativa del Campo largo a livello regionale: con quale credibilità Schlein, Conte e Bonelli possono condurre a livello nazionale una campagna elettorale evocando la Spagna e il “modello Sánchez” se a livello locale ostacolano le rinnovabili? E rende sospetto il silenzio imbarazzato di larga parte del mondo ambientalista: con quale credibilità potrà continuare ad attaccare il governo Meloni sulla transizione energetica se non fa sentire la sua voce su Todde e i no di Sardegna e Toscana? (Luciano Capone)
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali