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Quanto pesano sull’Italia quei 1.500 miliardi che nessun governo sa smuovere
Lo sforzo del governo di tenere i conti in ordine, apprezzato dai mercati internazionali, non è sufficiente a mobilitare il risparmio privato italiano verso la crescita economica. Nel nostro paese oltre 1.500 miliardi restano parcheggiati sui conti correnti
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6 MAY 26

“Il risparmio è una virtù privata, ma diventa valore pubblico soprattutto attraverso l'investimento”. Per far questo "la stabilità è un punto cruciale". Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha colto l’occasione del Salone del Risparmio a Milano per lanciare un messaggio: tenere in ordine i conti pubblici non è un obiettivo fine a se stesso o di autoprotezione di questo governo, critica che serpeggia tra le opposizioni, ma genera quella stabilità finanziaria nel paese di cui tutti gli italiani possono beneficiare attraverso la protezione dei propri risparmi. Giorgetti considera l’avanzo primario nel bilancio dello stato, che è la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi, non solo un obiettivo economico ma “un obbligo morale” per non lasciare debito alle generazioni future. Peccato che questo sforzo “contabile” del governo Meloni, pur meritevole e apprezzato sui mercati internazionali, non sia sufficiente per mobilitare il risparmio stesso verso la crescita economica. E la prova arriva proprio dal Salone di Milano dove è emerso, ancora una volta, che in Italia ci sono 1.500 miliardi di risparmi parcheggiati sui conti correnti e che l’industria del risparmio gestito “non ha la dimensione giusta”, come ha ricordato la presidente di Assogestioni, Maria Luisa Gota.
Il paese, insomma, soffre di una sorta di “paralisi” del risparmio, il quale potrebbe rappresentare, ha detto Gota, una leva straordinaria per sostenere lo sviluppo, rafforzare il mercato dei capitali e facilitare il finanziamento alle imprese, e invece questo non succede per limiti strutturali che sono anche di livello europeo. Cosa manca? Non i fondamentali, secondo Giorgetti, “ma serve rafforzare i veicoli domestici per mobilitare capitale italiano”. E’ vero, se ne parla da secoli. L’ultima innovazione in questo senso sono stati i Pir e risalgono a 10 anni fa. A quando la prossima? Chissà. E’ il film del cane che si morde la coda che ogni anno va in onda al Salone del risparmio: la ricchezza privata abbonda, la finanza pubblica è risanata, ma la liquidità resta conti correnti anche per mancanza di strumenti e di idee, che la riforma del mercato dei capitali, evidentemente, finora non ha messo in campo.
Così le opposizioni incalzano: Il paese è fermo mentre Giorgetti si è fissato con l’avanzo primario. E qualcuno comincia ad additare questo governo addirittura come “nemico della crescita” (Matteo Renzi dixit). Mentre Giorgetti era collegato, da Bruxelles, al Salone del risparmio, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, oggi presidente della Commissione affari esteri della Camera, faceva la sua analisi che si può riassumere grosso modo così: l’Italia ha una potenza di fuoco, ovvero il suo risparmio, ma ha anche un enorme debito pubblico, di cui tuttavia, ha fatto notare intervenendo a un evento del Sole 24 Ore, una quota rilevante è in realtà posseduta dagli italiani stessi. E dunque? Verve e ironia a Tremonti (fratelli d’Italia) non fanno difetto e così per dare la sua ricetta ha ricordato: “Quarant’anni fa ho inventato l’8 per mille, vent’anni fa il 5. Ora ho fatto questa proposta di legge unica che prevede l’esenzione da ogni imposta presente e futura per tutti i trasferimenti e i relativi rendimenti a favore degli enti che svolgono attività di pubblico interesse”. Insomma, qui il motto è basta tasse.
Tremonti ha anche aggiunto che le imprese italiane hanno una loro forza ma sono troppo piccole e questo si riflette nella scarsa capacità di investire in innovazione, in intelligenza artificiale, nella transizione energetica e così via. “E abbiamo questo problema, che molto spesso arrivano investitori dall’estero che ci portano via i nostri gioielli”. Comunque, né Giorgetti, né Tremonti (che fanno parte della stessa maggioranza di governo) hanno spiegato come si potrebbe trasformare il risparmio in investimenti per le imprese che hanno bisogno di capitali per aumentare la dimensione limitandosi, soprattutto il primo, a prendere atto del fatto che questa trasformazione “avviene in termini insufficienti”. Così, l’appuntamento annuale col Salone del risparmio diventa per Giorgetti una lama a doppio taglio, da un lato, è il luogo più consono per vantare i risultati sui conti pubblici, ma è anche il luogo dove gli viene ricordato che questo non basta. E’ vero anche che Giorgetti fa il suo mestiere, che come capo del Mef può battere sull’avanzo primario perché le politiche di sviluppo economico spettano ad altri. Così, però, si vede di più che l’azione di questo governo per l’Italia è solo parziale.