L’Ue non boccia il decreto Bollette ma lo condiziona: sì possibile, ma con modifiche

La Commissione traccia un sentiero stretto che il governo dovrà percorrere per assicurarsi la compatibilità con le regole europee. Ma il vero problema è un altro: il tempo

di
6 MAY 26
Immagine di L’Ue non boccia il decreto Bollette ma lo condiziona: sì possibile, ma con modifiche
Il nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di stato per la crisi in medio oriente (Metsaf) rappresenta un sostanziale via libera al meccanismo di sterilizzazione dell’Ets previsto dal decreto Bollette oppure una sonora bocciatura? Nessuna delle due cose: la Commissione ha tracciato un sentiero stretto che il governo dovrà percorrere per assicurarsi la compatibilità con le regole Ue. La stessa Commissaria europea Teresa Ribera ha ammesso che la proposta italiana è “tuttora in discussione” e che non vi sono obiezioni di principio purché rispetti “le regole e i principi comuni che abbiamo introdotto”. Del resto, sarebbe inspiegabile una posizione diversa, visto che Ribera è la madre del “tope al precio del gas” spagnolo a cui il meccanismo italiano si ispira dichiaratamente. Ma il ministro Gilberto Pichetto Fratin e i suoi tecnici dovranno combattere contro un avversario persino più tenace dei burocrati di Bruxelles: il tempo.
Il decreto prevede un meccanismo di rimborso di parte dei costi sostenuti dalle centrali elettriche a gas (“nel limite del costo atteso […] per gli adempimenti connessi alle emissioni Ets”), finanziato da un’apposita componente tariffaria, per abbassare il costo marginale del sistema elettrico italiano e quindi i prezzi all’ingrosso dell’energia. Le linee guida varate dalla Commissione il 29 aprile consentono di “sovvenzionare il costo del combustibile per la produzione di energia elettrica da gas” ma impongono dei criteri che, nella pratica, richiedono alcune modifiche. In primo luogo, dovrà essere eliminato qualunque riferimento esplicito all’Ets (i rimborsi “compensano solo determinati aumenti dei costi del gas” e non “utilizzano i prezzi dell’Ets come indicatore per determinare la compensazione”). Questo è un paletto pesante sul piano politico – perché sposta il dibattito dal terreno del Green Deal a quello dell’emergenza – ma, nella pratica, semplicemente richiede di individuare altri benchmark, per esempio lo scostamento dei prezzi del gas rispetto a un valore di riferimento. Secondariamente, i rimborsi non devono comportare “effetti sull’ordine di merito” o “restrizioni agli scambi transfrontalieri o ai flussi di energia elettrica”: il prezzo dell’energia, cioè, non deve scendere artificialmente al di sotto dei paesi interconnessi (in particolare la Germania) spingendoli a importare energia. Questa cautela non è prevista nella lettera del decreto – e infatti ne costituisce una delle maggiori criticità – ma è ben chiara nella testa degli uomini di Pichetto, che stanno studiando un sistema di rimborso variabile per prevenire tale rischio, oltre a essere stata segnalata dall’Autorità per l’energia (Arera) nelle audizioni sul DL. Questo implica che l’effetto materiale della manovra sarà ben inferiore rispetto ai 9 euro/MWh ottimisticamente stimati dal Mase. Ancora, il rimborso dovrà essere finanziato dai beneficiari della misura: difficile quindi che siano ammesse esenzioni o agevolazioni a favore di gruppi specifici. Infine, il meccanismo dovrà essere temporaneo: qui il governo corre il rischio maggiore.
Infatti, il quadro temporaneo scade il 31 dicembre: anche ipotizzando qualche proroga, difficilmente si potrà andare molto oltre la fine dell’anno. Per dare un senso all’operazione, il governo deve dunque correre alla velocità della luce: deve prima negoziare con la Commissione le modifiche, poi portarle in Parlamento e infine consentire ad Arera di adottare le necessarie delibere attuative. Si tratta di un procedimento più complesso di quel che sembra. Per fare un esempio, la energy release – che prevede sconti sul prezzo dell’energia per le grandi imprese energivore in cambio di investimenti nelle rinnovabili, e quindi è coerente con gli obiettivi europei – ha richiesto una trattativa di circa due anni . Nata con un decreto nel dicembre 2023, e inizialmente non notificata a Bruxelles (“un errore di ortografia”, osservò causticamente Confartigianato) è stata più volte corretta e solo adesso sta entrando nel vivo.
In sintesi, non è vero che la Commissione ha bocciato il Decreto Bollette ed è improbabile che ciò avvenga: anzi, con il Metsaf ha aperto un varco per consentire al governo italiano di portare a casa il risultato, a patto di cambiamenti di forma (il riferimento all’Ets) e di merito (la temporaneità e l’aggancio al prezzo del gas anziché a quello dei permessi di emissione). Ma perché questo accordo – certamente debitore del rapporto di Giorgia Meloni con Ursula von der Leyen – possa realizzarsi, Palazzo Chigi e Via Veneto devono farne la loro priorità.