Proposta in Senato una nuova festività, quella del 2 novembre. Il costo? Circa 4 miliardi

Dopo la reintroduzione del 4 ottobre (San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia) si discute quella dei defunti. Una singola giornata festiva in più vale, secondo Confindustria, circa 3 miliardi di euro di costi per le imprese, più un miliardo di costi per la pubblica amministrazione. L’impatto delle due giornate festive in più è quindi prossimo alla differenza tra l’attuale crescita del pil e lo zero

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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:08 AM
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Al Senato, in commissione Affari costituzionali, si discute di reintrodurre la festività del 2 novembre. La proposta è della senatrice Felicia Gaudiano del M5s, che usa argomenti insuperabili. Intanto, che la festività dei defunti “trae origine nel passato più remoto, come è stato più volte dimostrato dai moltissimi reperti archeologici rinvenibili in ogni parte del mondo”. Poi ci sono riti antichissimi, come quello di “porre sotto la lingua del defunto una moneta come obolo per Caronte”. Per non parlare delle Parentalia, le festività dell’“antica Roma”, Poi c’è il problema materiale che “molti nostri concittadini sono costretti a fare centinaia di chilometri per raggiungere i luoghi dove riposano i propri cari”. Per non parlare del fatto che dopo il Covid, che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime, “fa emergere ancora con maggior rigore la necessità di reinserire la festività del 2 novembre”. Infine, non poteva mancare una citazione dei Sepolcri di Ugo Foscolo.
La proposta ha ottime possibilità di passare, d’altronde lo scorso anno il Parlamento praticamente all’unanimità (fecero eccezione due deputate di Azione) approvò la reintroduzione della festività di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, con altrettanta retorica. Con la reintroduzione del 4 ottobre, l’Italia è salita a dodici giornate festive annuali, superando la media europea di undici, e quindi con il possibile ingresso tra i giorni in rosso del 2 novembre il conto salirebbe a tredici. Sarà sicuramente meno spirituale e poetico, ma in un paese come l’Italia con debito elevato (in aumento) e crescita bassa (in diminuzione) andrebbe tenuto in considerazione il conto economico che fa la Confindustria. Secondo le stime fornite al Sole 24 ore da Lucia Aleotti, vice presidente di Confindustria, una singola giornata festiva in più vale circa 3 miliardi di euro di costi per le imprese, tra minore attività produttiva, rallentamenti logistici e impatti organizzativi. A questi si aggiunge un miliardo di costi per la pubblica amministrazione. L’impatto delle due giornate festive in più è quindi prossimo alla differenza tra l’attuale crescita del pil e lo zero.
Non sono certo argomenti in grado di competere con Caronte, Foscolo e la sen. Gaudiano. Se la proposta passasse dimostrerebbe che la discussa riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, che neppure Sánchez riesce a far approvare in Spagna, in Italia arriverà per via festiva