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Mattarella celebra il 1 maggio parlando delle sfide del lavoro, tra innovazione e competitività
In un discorso all’auditorium dello stabilimento Piaggio, il presidente ha richiamato l’Europa a colmare il deficit competitivo: completare il mercato unico, superare le barriere interne e guidare la trasformazione tecnologica senza svalutare il lavoro
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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:57 AM

Il presidente Sergio Mattarella saluta le operaie della Piaggio di Pontedera (foto Ansa)
Lavoro, sicurezza, industria e nuove sfide tecnologiche. Nel suo intervento all’auditorium dello stabilimento Piaggio di Pontedera, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha intrecciato diversi temi per celebrare la Festa del Lavoro, a partire dalla "piaga non sanata" delle morti sul lavoro.
Il presidente ha parlato anche della competitività europea con quello della trasformazione tecnologica, indicando nel completamento del mercato unico una delle priorità strategiche per l’Unione.
“Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre”, ha osservato il capo dello stato, richiamando un contesto globale che continua a incidere sulla capacità di crescita del sistema produttivo europeo. In questo quadro, ha aggiunto, “per produttività e capacità di innovazione registriamo in Europa un deficit competitivo”, una condizione che impone scelte più incisive sul piano dell’integrazione economica.
Da qui l’indicazione di "eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni”. Un passaggio che Mattarella lega direttamente alla politica industriale europea: “Bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita”. Il riferimento è anche alle iniziative in discussione a livello comunitario, come il “provvedimento di accelerazione industriale ispirato al rapporto Draghi e diretto a rafforzare la base industriale continentale".
Il tema del mercato unico si intreccia così con quello della tecnologia. “La modernità modifica i ruoli propri al lavoro nella società contemporanea”, ha detto Mattarella, sottolineando come “la velocità nell’innovazione è sempre più cifra di questo nostro tempo”. Tuttavia, ha precisato, “l’accelerazione tecnologica non conduce alla eliminazione del lavoro, ma alla sua trasformazione”. Un cambiamento che può creare problemi e che "rischia di condurre anche a forme di svalutazione del lavoro, rischio da prevenire e scongiurare”. Per il presidente, la sfida non è dunque soltanto economica, ma anche sociale, e riguarda il modo in cui l’innovazione viene integrata nei sistemi produttivi e nelle società europee.
Il lavoro resta infatti, nelle sue parole, un elemento centrale: “Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti”. E ancora: “La produzione di ricchezza e la sua distribuzione alimentano la qualità della vita, il benessere della comunità”. In questo contesto, il rafforzamento dei legami tra i paesi europei è la condizione per accompagnare la transizione tecnologica senza accentuare le disuguaglianze. “È tempo di visione. Non di misure di corto respiro”, ha concluso Mattarella. “È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea”.
Al centro, ricorda il presidente della Repubblica c'è l'industria. "L'industria è un pilastro per l'Italia. Quella manifatturiera contribuisce al pil nazionale nella misura del 15 per cento. Seconda in Europa, ottava nel mondo, la manifattura italiana è fondamentale veicolo e motore di crescita. Per essere attori, e non piatti curatori di un'eredità passata, sappiamo che non serve attardarsi a misurare sterilmente la realtà sulle immagini rimandate dallo specchietto retrovisore ma occorre guardare avanti", ha detto.