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I tassi non aumentano. Perché la Bce rischia di disorientare l’economia reale
Se da un lato la Banca centrale segue una politica monetaria finora prudente di fronte allo shock energetico, dall’altro lato adotta misure prudenziali e di liquidità che irrigidiscono le condizioni creditizie per l’economia reale. Un po’ più di coerenza sarebbe utile
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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:19 PM

Nella conferenza stampa di oggi, la Banca centrale europea ha deciso di non aumentare, almeno per ora, i tassi d’interesse. Principalmente per due motivi. Il primo è che l’aumento dell’inflazione, al 3 per cento, è dovuto soprattutto al rincaro delle materie prime energetiche, che non si è ancora trasmesso agli altri beni e ai servizi. Non si vedono ancora “effetti di secondo livello”, che possono innescare una spirale inflazionista.
Tuttavia, più dura il conflitto, e più elevate saranno le quotazioni del greggio e del gas nei prossimi mesi, più aumenta il rischio che tale spirale si manifesti. A quel punto l’aumento dei tassi d’interesse diventerà inevitabile.
Il secondo motivo è che, anche in assenza di un aumento dei tassi d’interesse, le condizioni finanziarie sono già diventate restrittive, soprattutto per le imprese europee. Ciò è dovuto a vari fattori, che dipendono in parte anche dalle azioni della Banca centrale.
Un primo fattore riguarda l’aumento repentino dei tassi d’interesse a lungo termine innescato dalla guerra in Iran. Tale aumento nasce dall’aspettativa dei mercati finanziari che la Bce aumenterà i tassi d’interesse almeno due o tre volte nei prossimi mesi. L’aspettativa degli operatori si basa sulla convinzione che la Bce non voglia ripetere l’errore del 2022, quando tardò a restringere le condizioni monetarie, lasciando che l’inflazione gli scappi di mano. La Bce non è riuscita finora a scalfire queste aspettative. Il che significa, di fatto, che le ha convalidate.
Il secondo fattore riguarda la decisione della Bce di non interrompere la politica avviata tre anni fa, che consiste nel non rinnovare i titoli di stato in scadenza – il cosiddetto quantitative tightening, come hanno invece fatto di recente le banche centrali americana e inglese a fronte dell’elevata variabilità dei mercati finanziari. Ciò contribuisce ad inasprire i tassi a lungo termine, proprio quando vengono sottoposti a nuove tensioni, e comporta una riduzione della liquidità disponibile sul mercato.
La giustificazione che viene data dalla Bce è che le condizioni di liquidità rimangono favorevoli e che bisogna comunque tornare ad una dimensione del bilancio più contenuto. Il sistema bancario europeo è invece molto preoccupato, non solo della rapidità della riduzione ma anche del fatto che, in prospettiva, dovrà rifinanziarsi a tassi più elevati, che verranno poi ricaricati sui clienti. Con effetti restrittivi sull’economia reale.
Il terzo fattore riguarda proprio la propensione del sistema bancario ad erogare credito. L’ultima indagine, pubblicata qualche giorno fa, registra un irrigidimento delle condizioni creditizie maggiore del previsto, e aspettative di un ulteriore deterioramento nel prossimo trimestre. In altre parole, si rischia un credit crunch. Ciò che non viene riconosciuto dalla banca centrale è che la principale causa di questo peggioramento risiede nella politica prudenziale messa in atto dalla propria struttura di vigilanza.
L’indagine ricognitiva mostra che tra i principali fattori che spingono le banche a prestare di meno vi è il restringimento dei requisiti regolamentari e la pressione esercitata sulle banche a prendere meno rischi. Queste pressioni si manifestano principalmente attraverso la cosiddetta “moral suasion” (persuasione morale) e l’ammonimento di più alti requisiti di capitale o addirittura di sanzioni in casi di finanziamenti che vengono ritenuti eccessivi. Il continuo richiamo all’esigenza di rafforzare il patrimonio per far fronte a qualsiasi nuovo rischio, anche potenziale, come quello geopolitico, spinge le banche ad accumulare capitale in eccesso. La complessità delle procedure di approvazione dei riacquisti azionari crea ulteriori distorsioni.
In sintesi, se da un lato la Banca centrale segue una politica monetaria finora prudente di fronte allo shock energetico, dall’altro lato adotta misure prudenziali e di liquidità che irrigidiscono le condizioni creditizie per l’economia reale. Un po’ più di coerenza sarebbe utile.