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Tajani scopre il Mes. Ma quella dei 400 miliardi è solo una favola
Il vicepremier propone di usare i fondi del Meccanismo europeo di stabilità per evitare nuovo deficit. Ma il Mes non è un bancomat e quei soldi non sono cassa corrente ma capacità futura di prestiti: per accedervi l'Italia dovrebbe dichiararsi in crisi e accettare condizioni di bilancio. E fu proprio il centrodestra a bocciarne la riforma nel 2023
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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:08 AM

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un’idea: usare i 400 miliardi di euro del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) invece di fare altro deficit. L’ha detto lunedì a Prato, mentre la maggioranza discuteva sulla risoluzione al Documento di finanza pubblica e la Lega chiedeva l’uscita unilaterale dal Patto di stabilità. Il vicepremier di Forza Italia ha offerto la sua soluzione: i soldi del Mes sono lì, usiamoli. Il problema è che quei soldi non sono lì, il Mes non funziona così, e soprattutto è l’Italia ad aver chiuso la porta, ripetutamente, all’organizzazione con sede a Lussemburgo.
Partiamo dai numeri, perché il primo malinteso è proprio quello. Il Mes ha una capacità di prestito totale di 500 miliardi di euro, ossia la capacità di raccogliere fino a tale somma sui mercati emettendo obbligazioni, garantite dagli 81 miliardi di capitale versati dai 20 paesi dell’eurozona. Di questi 500, circa 68 sono già stati prestati a Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Cipro, che ora stanno iniziando a ripagarli (si dovrebbe tornare, nel necessario tempo, ai 500 miliardi originali ogni qual volta vengono prestati). La capacità residua attuale è di 432 miliardi (86 per cento del totale): da qui i “400” di Tajani, che arrotonda.
Ma questa è per l’appunto una capacità, non li ha in cassa, né li ha “congelati” in un bunker. Il Mes non è un bancomat contro il caro energia. Non è un fondo per abbattere il debito pubblico italiano. Non è neppure una versione del Pnrr. Il Mes è un prestatore di ultima istanza per i paesi dell’Eurozona che hanno o rischiano gravi problemi di finanziamento. Funziona così: uno stato chiede assistenza, il Board of Governors, cioè i ministri delle Finanze dell’eurozona, approva all’unanimità, la Commissione poi negozia le condizioni con il paese beneficiario, e il sostegno viene legato a impegni di politica economica. Un prestito del Mes offre un tassi migliori, più alti solo di quelli di Germania e Olanda. Così, per “usare quei soldi” come dice Tajani, l’Italia dovrebbe dichiarare di essere in crisi (nemmeno ai tempi del Covid fu attivato il Mes sanitario, che offriva più di 250 miliardi), chiedere un programma di assistenza, e accettare che le vengano dettate le priorità di bilancio. Una sorta di commissariamento. Non esattamente quello che il vicepremier aveva in mente, probabilmente.
E’ questo il punto che rende grottesca la polemica italiana. L’altro vicepremier, Matteo Salvini, parla del Patto di stabilità come se fosse una camicia di forza imposta da Bruxelles. Tajani prova a correggere la linea dello strappo, ma descrive il Mes come se fosse un tesoro bloccato a Lussemburgo, pronto a finanziare misure nazionali senza passare dal mercato e senza aumentare il debito.
Tajani ha poi aggiunto anche una critica: il Mes non sarebbe stato ancora ratificato perché non abbastanza europeo in quanto non risponde al Parlamento europeo, a differenza della Bce. Ma qui confonde le cose: il Mes non è un’istituzione Ue, ma è un organismo intergovernativo, istituito nel 2012 con un trattato proprio, fuori dal diritto comunitario. I suoi azionisti sono i governi dell’eurozona e l’Italia è il terzo per dimensione, e risponde ai ministri delle finanze e ai parlamenti nazionali. Ogni decisione richiede l’unanimità, ogni ratifica passa dalle camere di ciascun paese. Ha anche un accordo con il Parlamento europeo per sessioni periodiche.
La contraddizione è ancora più evidente se si guarda alla storia recente. La riforma del trattato Mes è stata firmata nel 2021 da tutti i paesi dell’eurozona. Doveva dare al Meccanismo due funzioni nuove: un backstop comune al Fondo di risoluzione unico per le banche, fino a 68 miliardi, e linee di credito precauzionali più snelle. Tutti l’hanno ratificato, tranne l’Italia. Il 21 dicembre 2023 la Camera ha bocciato la ratifica: 184 voti contrari, 72 favorevoli e 44 astenuti. Fratelli d’Italia e Lega votarono contro. Forza Italia, il partito di Tajani, si astenne. Oggi lo stesso centrodestra che ha impedito al Mes di diventare uno strumento più utile alla stabilità finanziaria europea scopre che forse il Mes potrebbe servire. Ma lo scopre nel modo sbagliato. Non chiedendo di completare la riforma, né spiegando agli elettori che il fondo salva-stati non è il mostro raccontato per anni. Lo scopre immaginando che 432 miliardi di capacità potenziale siano soldi “congelati” da scongelare per la bolletta energetica italiana.
La maggioranza intanto si divide in tre. La Lega vuole abbandonare il Patto di stabilità, FI vuole usare il Mes, FdI d’Italia cerca di fare tutto in accordo con Bruxelles e con gli alleati. La guerra in Medio Oriente ha già abbastanza confusione. Non serve anche nella politica di bilancio italiana.