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Il dilemma dell’Europa per riempire gli stoccaggi di gas
I prezzi dei futures del gas mostrano una backwardasion: in pratica conviene più comprare domani che farlo oggi per riempire le riserve. Come fare dunque per mettere al sicuro gli stoccaggi? Senza il Qatar per risolvere il problema non restano che Stati Uniti e Russia
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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:47 PM

Partiamo da alcune considerazioni pre-guerra Usa-Iran sul gas naturale. In primis, l’Europa non ha raggiunto il livello del 90 per cento degli stoccaggi a novembre 2025 per poter far fronte all’inverno con una buona dose di tranquillità, ma si è fermata all’80 per cento. In particolare, la Germania ha abbassato il target di riempimento per varie motivazioni, tra cui un basso livello di partenza in primavera, una domanda elevata di gas e condizioni di meteo sfavorevoli (dunkelflaute) per generare energia eolica. In secondo luogo, l’inverno è stato mite, per fortuna, diminuendo così la domanda di gas per riscaldamento. In particolare, anche se a livello europeo le temperature sono state leggermente superiori alla media storica decennale, se si considera la metrica di misurazione adottata dagli analisti energetici, ovvero gli heating degrees che misurano il consumo di gas determinato dal freddo nelle aree più densamente popolate, questa è stata inferiore alla media storica, contribuendo a utilizzare meno gas dagli stoccaggi. Nonostante questo, gli stoccaggi a livello europeo ad aprile 2025 erano al 30 per cento, ai livelli della crisi energetica del 2022.
Poi è arrivata la guerra con il blocco delle gasiere di gas naturale liquefatto (gnl) che transitavano nello stretto di Hormuz, e con il danneggiamento di Ras Laffan, principale hub in Qatar, che fino a febbraio 2026 forniva poco meno del 4 per cento del totale del gas importato in Europa, poco più dell’8 per cento del gnl importato, in particolare proprio alla Germania, Italia e Belgio. Non solo, avrebbe fornito una quota rilevante anche alla Francia a partire dal 2027, grazie all’espansione dell’hub ora posticipata di due anni.
C’è poi un terzo elemento, di mercato finanziario, ovvero la conformazione della curva forward dell’hub di riferimento europeo Ttf (Title trasfer facility). Come per ogni materia prima, non è solo importante il prezzo spot a cui si compra il gas fisico, ma anche il prezzo future o forward a cui si compra il gas a una data scadenza. Attualmente, la prima scadenza future di consegna (maggio 2026) quota 44.86 euro/Mwh. Di contro, la scadenza di maggio 2027 quota 34.5 euro/Mwh. Questa struttura della curva per scadenze viene denominata backwardation e indica una situazione di choc di offerta e/o di eccesso di domanda, certamente causata dalle tensioni medio-orientali (premio al rischio geo-politico), ma anche dalla mancanza effettiva di gas. In sostanza, la struttura in backwardation disincetiva lo stoccaggio, mentre incentiva l’utilizzo della materia prima.
Pertanto la domanda è: come facciamo a riempire gli stoccaggi in questa situazione e senza l’apporto del Qatar? La Norvegia ci dà già più del 30 per cento di import, in particolare via tubo, così come l’Algeria, grazie a Sonatrach con i tubi Transmed e Medgaz, esporta un altro 12 per cento. Siamo quasi al massimo di esportazioni per entrambi i paesi, sempre sperando che Algeria resti stabile nel futuro. L’Azerbaijan, anche attraverso il tubo Tap, esporta circa il 3,5 per cento delle importazioni europee e presumibilmente potrà arrivare al 5,5 per cento, ma solo nel 2027. Pertanto chi sono i prestatori di ultima istanza che potranno incrementare le esportazioni? Due nomi: Stati Uniti e Russia.
Gli Usa sono cari, molto ambiti da tutto il mondo ma con una capacità di esportazione massima, identificabile nel 2026 a 20 miliardi di piedi cubici al giorno. Non può esser maggiore di questo numero. Sono cari non per il costo di estrazione ma per il processo, l’intermediazione e il trasporto. E sono richiesti non solo dall’Europa (a cui fanno arrivare il 28,5% per cento delleimportazioni) ma anche dall’Asia. Pertanto, chi offre di più tra Ttf e l’asiatico Jkm (Japan Korea Market) prende più forniture. Ricordiamo chi controlla Sabine Pass, Freeport e i vari punti di spedizione Gnl in Usa sono imprese quotate in borsa che puntano alla massimizzazione del profitto. Speriamo pertanto che non si ricorra al quantomeno problematico price cap.
Resta la Russia, al centro del dibattito politico. Dal punto di vista meramente tecnico è già il vero prestatore di ultima istanza. Il mese scorso ha contribuito per quasi il 14 per cento delle importazioni di gas europee (rispetto a circa il 40 per cento nel 2021) di cui l’8,5 per cento via gnl .Nel primo trimestre 2026 c’è stato un aumento del 17 per cento delle importazioni di gas russo rispetto all’anno precedente, nonostante la strategia europea di stop, con un’impennata delle importazioni di gnl e via l’unico tubo attivo Turkstream.
Seguendo il nuovo regolamento Ue 2026/261, dal 17 giugno non si potrà più importare gas via tubo legato a contratti spot e dal 30 settembre non si potrà più importare gas russo via tubo in generale. La domanda sorge spontanea: e se invece il gas importato dalla Russia via Gnl ci aiutasse a riempire gli stoccaggi fino a novembre per poi interrompersi il primo gennaio 2027 cosa succederebbe?