I conti pubblici russi sono peggiori di quanto dica il Cremlino

 La crisi di Hormuz e la mano di Trump hanno regalato a Mosca un'impennata di entrate. Ma Putin sta già spendendo soldi che non ha ancora incassato e dati raccontano una storia diversa da quella del governo federale

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21 APR 26
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 Nel 1897 i giornali americani diedero per morto Mark Twain, lo scrittore di Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Twain, che in quel momento si trovava a Londra per un giro di conferenze, rispose con una battuta, “le notizie sulla mia morte erano esagerate”, diventata un classico della politica internazionale e ripetuta ogni volta che qualcuno o qualcosa viene dato per spacciato troppo presto. Per l’economia russa, nel 2026, il senso andrebbe ribaltato. Soprattutto alla luce della denuncia di ieri di Thomas Nilsson, capo dell’intelligence svedese, sulle manipolazioni da parte del Cremlino dei dati economici per trasmettere un’immagine di resilienza maggiore del reale. Così a essere esagerate questa volta non sono la notizie della morte di Twain ma quelle sulla buona salute dell’economia russa. Perché se è vero che la crisi di Hormuz ha aiutato il bilancio federale, lo ha fatto meno di quanto Mosca voglia far pensare.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il prezzo dell’Urals è passato da 44,6 dollari al barile a febbraio a 77 dollari a marzo, e le entrate russe da greggio e prodotti raffinati sono raddoppiate in un mese, da 9,7 a 19 miliardi di dollari. Prima dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran il greggio russo veniva venduto a forte sconto in un mercato opaco fatto di flotte ombra e raffinerie indiane. Poi la chiusura dello stretto nel Golfo ha reso più conveniente rifornirsi dalla Russia anche grazie alla decisione, a inizio marzo, del presidente americano Donald Trump di sospendere per 30 giorni le sanzioni sul greggio russo. Il 15 aprile il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva assicurato che la sospensione delle sanzioni non sarebbe stata rinnovata. Ma la mano dell’amministrazione Trump è tornata e, per alleggerire il Brent che risente del taglio dell’offerta mondiale, il 18 aprile ha prorogato la sospensione per altri 30 giorni. Maggiori entrate assicurate fino a metà maggio.
Mosca sta già scommettendo sulle entrate future prima di incassarle, secondo quanto ricostruito da Bloomberg e da The Bell, la testata indipendente fondata da giornalisti licenziati dal principale portale russo, Rbc, su mandato del Cremlino. Ci sono almeno due enormi problemi per le finanze russe. Il primo è che il bilancio federale ha ipotizzato un cambio a 92 rubli per dollaro, mentre ieri si attestava a circa 75. Con la propria moneta rafforzata del 20 per cento e il petrolio venduto in dollari americani, ogni dollaro di greggio incassato si converte in meno rubli e quindi in meno entrate del previsto. Il secondo problema riguarda sempre il bilancio perché costruito sull’ipotesi di entrate annuali di 7.900 miliardi di rubli (circa 86 miliardi di euro) dall’estrazione di greggio. Ma un mese buono non compensa tanti mesi negativi. Includendo anche le proiezioni di aprile, scrive The Bell, il gettito petrolifero dei primi quattro mesi resterà circa la metà di quello dello stesso periodo del 2025. Per arrivare all’obiettivo di bilanco i prezzi attuali del greggio russo dovrebbero durare tutto il resto dell’anno.
Inoltre, nei primi due mesi del 2026 il pil russo è diminuito dell’1,8 per cento. Così il 15 aprile il presidente Vladimir Putin ha convocato i ministri in diretta chiedendo spiegazioni su dati “al di sotto delle aspettative del governo e della Banca centrale”, che per il primo trimestre del 2026 prevedevano una crescita dell’1,6 per cento. Quel tanto che serviva per fare la scena del capo che chiede conto delle opacità. Ma il punto è questo: i dati ufficiali russi, anche quando mostrano brutte notizie, sottostimano ancora la realtà.
Per quanto rosei Mosca li voglia far passare, questi conti non sono così in salute. Per il Bnd, l’intelligence tedesca, Mosca aveva già sotto dichiarato il deficit del 2025 di quasi 30 miliardi di euro. Quanto al 2026, la spesa pubblica nel primo trimestre del 2026 è cresciuta del 17 per cento su base annua e il dato ufficiale dice che a fine marzo il deficit federale ha già raggiunto circa 55 miliardi di euro, 10 miliardi oltre il target fissato per l’intero anno. Twain, almeno, diceva il vero quando le notizie erano esagerate.