Chi è John Ternus, il nuovo capo di Apple dopo Jobs e Cook

Il ceo di Cupertino arriva dalla divisione hardware. Il suo miglior biglietto da visita? Il MacBook Neo, il portatile "economico", costruito con il chip dell'Iphone, che ha fatto il boom di vendite. Dovrà rilanciare Ai e smart glasses. Mentre i rapporti con la politica resteranno in capo a Cook 
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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:18 PM
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John Ternus

Non ha un profilo X e nel discorso che ha tenuto nel 2024 all’University of Pennsylvania ha ricordato l’importanza dell’umiltà. Bastano questi due dettagli per descrivere John Ternus, che da settembre diventerà ufficialmente Ceo di Apple, e caratterizzarlo come un capitano d’industria davvero peculiare per il settore tecnologico odierno, dominato da capi carismatici e grandi ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale.
È ancora presto per capire che direzione darà Ternus all’azienda, ovviamente, ma la sua nomina aprirà un nuovo capitolo per Apple, che conclude così il suo quindicennio sotto la guida di Tim Cook, nel corso del quale la società è cresciuta continuamente, diventando la prima a superare i mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, ma ha anche perso pezzi, specie negli ultimi anni.
Fu lo stesso Steve Jobs, co-fondatore e padre spirituale di Apple, a scegliere Cook come suo successore. Cook non aveva né il carisma né la personalità del suo ex capo ma aveva guidato personalmente l’espansione di Apple in Cina, costruendo una delle più complicate e efficienti catene di approvvigionamento nella storia dell’industria. Una vicenda talmente complessa, avvincente e rilevante da essere al centro di un saggio di grande successo (“Apple in China: The Capture of the World's Greatest Company” di Patrick McGee, uscito lo scorso anno), di cui Cook è il protagonista, nonostante il basso profilo del personaggio.
Ternus è invece una storia del tutto diversa. Ingegnere, ha iniziato nel campo della robotica, passando per una delle tante aziende che ha provato nel corso degli anni a imporsi nella realtà virtuale, per approdare proprio ad Apple nella metà degli anni Novanta, quando l’azienda era un underdog che disperatamente cercava di sopravvivere – oltre che competere con Microsoft. 
Nel 2013 cominciò ad acquisire peso nella divisione hardware dell’azienda, che arrivò a dirigere nel 2021, iniziando a riportare direttamente a Cook, che sapeva di poter contare su Ternus per comunicare con quella parte dell’azienda così importante ma così distante dalle sue capacità: l’hardware, le specifiche tecniche, da sempre il cuore del business di Apple.
Il migliore biglietto di presentazione per Ternus è forse l’ultimo prodotto presentato dall’azienda, MacBook Neo, un portatile molto economico e potente, costruito a partire da un chip A18Pro, normalmente utilizzato negli iPhone. Proprio così: Apple ha preso un chip da smartphone e l’ha usato per un laptop da 699 euro, non di certo potente come un MacBook Pro ma ideale per studenti e utenti poco esigenti. Risultato: le vendite hanno superato anche le più rosee aspettative dell’azienda, che ha dovuto aumentare la produzione di Neo.
Una vicenda interessante perché nessun’altra azienda avrebbe potuto fare qualcosa del genere: Apple progetta i suoi stessi chip, con la divisione Apple Silicon, ed è abituata a produrne quantitativi enormi per via di iPhone e iPad, cosa che le permette di abbattere i prezzi in modo difficilmente replicabile dalla concorrenza. Questa enorme macchina industriale è figlia anche della gestione Cook, ma l’esecuzione di Neo è stata di Ternus, che non a caso è sembrato piuttosto orgoglioso del prodotto.
Certo, la nomina ad amministratore delegato di Ternus è arrivata in un momento strano: a poche settimane dal cinquantesimo anniversario dalla fondazione dell’azienda, occasione nel corso della quale Cook aveva dovuto rispondere a innumerevoli domande sul suo futuro, rassicurando tutti di non avere intenzione di andarsene. Erano tutte bugie?
Non si direbbe, perché “Tim Apple”, come lo ribattezzò sbadatamente Donald Trump nel corso di un incontro con la stampa, rimarrà all’interno di Apple con la carica di “chairman”, o presidente. Forse, chissà, proprio per continuare a gestire personalmente i rapporti con Trump, che finora Cook è sempre riuscito a tenere a bada – anche con trovate discutibili come il premio offerto da Apple al Presidente per qualche merito sconosciuto. 
Uno scenario possibile è questo: Ternus si occuperà dell’azienda e dello sviluppo di nuovi prodotti, come la versione potenziata di Siri, prevista per giugno, e in generale il miglioramento di Apple Intelligence, la suite di prodotti AI dell’azienda, che finora è stata un fallimento. Per non parlare di Apple Vision Pro, ovviamente, e della crescente concorrenza di Meta nel settore degli occhiali smart. 
Il rapporto con la politica, e in particolare Trump, rimarrà invece a Cook, anche per non turbare il presidente con qualche novità inaspettata. Del resto, quello del “Tim Apple” è un lavoro duro, ma qualcuno dovrà pur farlo.