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“Tagliare le accise? E' un errore”, dice il Fondo monetario internazionale
Con meno petrolio sul mercato globale, ridurre i prezzi avvantaggia i ricchi e spinge solo la domanda. Meglio aiuti mirati
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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:33 PM

Alfred Kammer capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale (foto EPA/ANNABELLE GORDON)
La toppa rischia di essere peggio del buco, avverte il Fondo monetario internazionale. Nell’analisi firmata dal capo del Dipartimento europeo Alfred Kammer, si avverte che i tentativi dei governi europei di contenere i prezzi dell’energia con tagli alle accise e sussidi generalizzati rischiano di essere controproducenti, perché intervengono sui prezzi ma non sulla causa dello shock, che resta la scarsità dell’offerta.
Perché la questione, oggi, non è solo quanto costa l’energia, ma quanta ce n’è. Secondo le stime degli analisti Bloomberg, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz mancano circa 8 milioni di barili di petrolio al giorno nell’economia mondiale. Una quantità che equivale ai consumi combinati di Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. C’è dunque una carenza fisica di offerta. E in questo contesto, abbassare artificialmente i prezzi rischia di spingere di più la domanda, peggiorando lo squilibrio. È in questo scenario che intervie l’allarme del Fondo Monetario: l’Europa potrebbe “sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5 per cento nello scenario peggiore e crescita debole”. Ma è soprattutto sul terreno delle politiche economiche che l’Fmi lancia l’avvertimento. La tentazione di intervenire con tetti ai prezzi, sussidi o tagli alle accise è forte ma “sono misure imprudenti”, scrive Kammer. Non solo perché costose, ma perché hanno un effetto distorsivo incentivando i consumi.
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C’è poi una questione di equità. Le misure sono regressive perché: “Il sostegno non mirato avvantaggia in modo sproporzionato le famiglie a reddito più elevato che consumano più carburante”, sottolineano i tecnici. Durante la crisi energetica del 2022 seguita all’invasione russa dell’Ucraina, i governi europei hanno speso in media il 2,5 per cento del pil per sostenere famiglie e imprese, ma oltre due terzi di queste risorse non erano mirate e hanno avuto poco effetto. Eppure, compensare interamente il 40 per cento più povero della popolazione sarebbe costato appena lo 0,9 per cento del pil e avrebbe spinto i consumi.
Per questo l’Fmi insiste su una linea diversa. “Un sostegno mirato risulta molto più efficace”, scrive Kammer, indicando la necessità di politiche fiscali disciplinate e interventi selettivi. Anche perché non tutti i paesi hanno lo stesso margine di manovra: “Danimarca o Svezia dispongono dello spazio necessario per politiche anticicliche, a differenza di Francia e Italia”, osserva il Fondo. Il che rende ancora più rischioso, per le economie ad alto debito, ricorrere a costosi e inefficienti aiuti a pioggia.
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