L’Italia supera la Grecia: nel 2026 avrà il debito pubblico più alto d’Europa

Il debito sale al 138,4 per cento del pil nel 2026. Con 450 miliardi spesi tra Pnrr e bonus edilizi, Roma cresce sempre meno dell'1 per cento, ultima tra i Pigs: dal 2022 Spagna, Portogallo e Grecia crescono più di noi spendendo meno

di
16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:56 AM
Immagine di L’Italia supera la Grecia: nel 2026 avrà il debito pubblico più alto d’Europa

Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il question time al Senato, Roma, 9 aprile 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il sorpasso, che un paio d’anni fa si pensava dovesse arrivare nel 2028, ci sarà già quest’anno: alla fine del 2026, l’Italia toglierà alla Grecia il primato del paese con il debito pubblico più alto d’Europa. Secondo i dati del Fiscal monitor dell’Fmi, pubblicato ieri, quest’anno l’Italia vedrà aumentare il suo debito pubblico al 138,4 per cento del pil (dal 137,1 del 2025), di contro quello della Grecia scenderà al 136,9 per cento (dal 145,7 del 2025).
Si tratta di un evento simbolico, che però mostra una dinamica più preoccupante se si allarga l’orizzonte dello sguardo. Roma ha un debito più alto di 4,5 punti rispetto al 2019, l’anno prima del Covid, mentre Atene nello stesso periodo lo ha abbattuto di quasi 50 punti. 
Rispetto al picco del 2020, quando è schizzato al 210 per cento, il debito pubblico della Grecia in sei anni è crollato di oltre 70 punti (un terzo). Il caso della Grecia è un po’ anomalo, visto che la maggior parte del suo debito pubblico (circa il 90 per cento del pil) è costituito dai programmi di sostegno forniti dai partner dell’Ue durante la grave crisi greca, e pertanto si tratta di prestiti con tassi agevolati e scadenze lunghe.
Ma la prospettiva non cambia molto, anzi peggiora, se si fa un confronto con gli altri paesi mediterranei che componevano il cosiddetto gruppo dei “Pigs”. Il Portogallo, che nel 2019 aveva un debito del 116 per cento, poi salito al 134,1 nel 2020, ha registrato una forte riduzione del rapporto debito/pil che secondo l’Fmi sarà dell’85,6 per cento nel 2026 e continuerà a scendere fino al 75,5 per cento nel 2030. La Spagna, invece, che partiva nel 2019 da un livello più basso (97,6 per cento), avrà nel 2026 un debito pari al 98,2 per cento che scenderà al 91,7 per cento nel 2030. In sostanza, l’Italia è l’unico paese dei Pigs che nel 2030, dieci anni dopo lo choc della pandemia, avrà un debito pubblico più elevato (136,5) rispetto al livello pre Covid (133,9).
Stesso discorso se si guarda l’andamento del pil. Per Spagna, Grecia e Portogallo l’Fmi prevede una crescita economica attorno al 2 per cento del pil nel 2026 e leggermente inferiore negli anni successivi (1,7-1,8 per cento), mentre per l’Italia la crescita è stata tagliata per quest’anno allo 0,5 per cento del pil e così si manterrà negli anni successivi. Se, invece, si volge lo sguardo all’indietro, agli anni in cui i governi italiani hanno celebrato la forte ripresa post pandemica, si nota che dal 2022 in poi Spagna, Portogallo e Grecia sono cresciuti costantemente a tassi superiori rispetto all’Italia. E non è un discorso di colore politico, visto che la Grecia è governata dal 2019 dal centrodestra di Mitsotakis, in Spagna il socialista Sánchez è al potere dal 2018, mentre in Portogallo si sono alternati centrosinistra e centrodestra (Costa e Montenegro).
L’altro aspetto da considerare è che in questo stesso periodo l’Italia è il paese che ha avuto la politica fiscale più espansiva del gruppo, soprattutto considerando Portogallo e Grecia che sono in avanzo di bilancio da diversi anni. Certo, il governo Meloni ha portato avanti un importante aggiustamento dei conti, con una riduzione del deficit di 5 punti (dall’8,1 per cento nel 2022 al 3,1 nel 2025), ma si è trattato in buona parte della chiusura ritardata del Superbonus, un programma di spesa abnorme che non esisteva negli altri paesi. Sebbene Giorgetti sia stato accusato di aver fatto troppa “austerità”, l’Italia non ha fatto più austerity degli altri Pigs, tutto il contrario. E i risultati economici sono peggiori: debito pubblico più alto e crescita più bassa.
A dispetto della polarizzazione del dibattito politico e dei cambi di maggioranza, c’è una sostanziale continuità nelle scelte di politica economica da parte dei governi che si sono avvicendati dal 2020. Sia il governo Conte (centrosinistra) sia il governo Draghi (tecnico di grande coalizione) sia il governo Meloni (centrodestra), pur avendo visioni diverse su alcuni aspetti e sulle tempistiche, hanno condiviso l’ideazione e/o la gestione delle misure più importanti di questi ultimi anni: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il Superbonus. E’ vero che inizialmente, quando era all’opposizione di Conte, la destra di Meloni e Salvini era contraria al Pnrr, ma una volta al governo lo hanno revisionato e attuato; ed è anche vero che, quando è esplosa la spesa dei bonus edilizi, Meloni e Giorgetti si sono scagliati contro i bonus edilizi ma i loro partiti – anche nella campagna elettorale del 2022 – hanno sempre sostenuto il Superbonus. Questi due piani di spesa, pari a circa 450 miliardi di euro (220 miliardi il Pnrr e 230 miliardi i bonus edilizi), probabilmente i due programmi di investimenti pubblici più costosi della storia d’Italia, avrebbero dovuto nelle intenzioni dei proponenti trasformare il paese, guidando una transizione energetica e digitale che avrebbe aumentato la produttività e la crescita dell’economia. Nulla di tutto questo è accaduto: l’Italia si ritrova con un tasso di crescita inferiore all’1 per cento, ben al di sotto della media europea, e con il debito pubblico più alto d’Europa.
L’aspetto paradossale è che per la prossima legislatura destra e sinistra propongono di proseguire allo stesso modo: le proposte del governo e dell’opposizione si fondano sulla richiesta all’Europa di emettere degli “Eurobond” per finanziare un nuovo Pnrr e di sospendere il Patto di stabilità per consentire di finanziare in deficit qualche nuovo bonus. Dopo aver conquistato il primato del debito in Europa, i programmi per il futuro prevedono più debito.