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I limiti del renminbi e il paradosso delle stablecoin al "casello" di Hormuz
I Pasdaran incassano il pedaggio sullo Stretto in Rmb, o in criptovalute ancorate al dollaro come Tether, difficili da intercettare in tempo reale. Ma le restrizioni della stessa infrastruttura finanziaria cinese sono un ostacolo per la sua internazionalizzazione
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7 APR 26

Anche ieri navi francesi, indiane, turche e pachistane hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, ottenendo un permesso dai pasdaran e pagando un pedaggio all’Iran. Il prezzo per petroliera può arrivare fino a due milioni di dollari e va pagato esclusivamente in renminbi (Rmb) o tramite stablecoin e quindi in criptovalute. L’armatore deve così prima contattare un intermediario legato ai Guardiani della rivoluzione, a cui consegnerà i dati delle nave, dai volumi fino alla bandiera. Più la bandiera che la nave batte rappresenta uno stato distante politicamente dagli Stati Uniti e Israele, e meno si pagherà. Il meccanismo ricorda quello dei ribelli Houthi che tra il 2023 e il 2024, nel Mar Rosso, secondo le stime di ottobre 2024 del panel di esperti Onu, avrebbero potuto incassare fino a circa 180 milioni di dollari al mese in pedaggi.
La novità a Hormuz non è quindi il “pedaggio” imposto con sistemi terroristici, ma la scelta dei metodi di pagamento, specialmente il renminbi. Oltre a confermare il rapporto fra Pechino e Tehran, dice molto anche sull’infrastruttura finanziaria che la Cina sta costruendo da un decennio per far circolare il renminbi fuori dal circuito occidentale. Così, la guerra e lo Stretto di Hormuz offrono un test sia per le stablecoin sia per il renminbi, mentre Teheran ieri ha respinto l’ultima proposta di tregua mediata dal Pakistan chiedendo una soluzione permanente anziché un cessate il fuoco.
Il renminbi si è “imposto” in Iran con il petrolio. Nel 2025 la Cina ha importato dall’Iran circa 1,4 milioni di barili al giorno, pari a circa l’80 per cento dell’intero export petrolifero iraniano. Pechino è l’unico grande acquirente di greggio di Teheran dalle sanzioni americane del 2018. Così i pasdaran, quando hanno imposto il pedaggio, hanno scelto la valuta che già usavano per il loro principale cliente. Stime dell’Atlantic Council segnalano che Cips ha registrato a marzo una media giornaliera di transazioni pari a 134 miliardi di dollari, contro un intervallo giornaliero tra gli 85 e i 105 miliardi nell’ultimo anno. Cips è il sistema cinese per i pagamenti transfrontalieri in renminbi che a sua volta lavora in parallelo con Project mBridge, la piattaforma per pagamenti tra Banche centrali che coinvolge Cina, Emirati e Arabia Saudita. Da solo il balzo nei volumi non prova che quei flussi siano il risultato dei pedaggi iraniani, ma sicuramente segnala una maggiore capacità mondiale di settlement in renminbi.
La possibilità di utilizzare il Rmb a Hormuz è parte della strategia cinese di internazionalizzazione della sua valuta, che tuttavia resta frenata da tre limiti strutturali. In primis, il renminbi non è “liberamente convertibile” perché è la Banca centrale cinese a gestire il cambio con una banda giornaliera, imponendo anche limiti al massimo dei capitali convertibili (secondo motivo). Chi incassa renminbi può comprare merci cinesi, tenere depositi in banche cinesi o appoggiarsi alla First Abu Dhabi Bank, l’hub emiratino partecipante diretto del Cips dal 2025 e primo centro di clearing in renminbi del medio oriente. Poi, terzo limite, la scarsa quota nelle riserve globali: nei dati Cofer del Fondo monetario internazionale, dove le Banche centrali dichiarano le proprie riserve in renminbi, a fine 2025 la valuta pesava solo l’1,95 per cento del totale mondiale, contro il 56,77 del dollaro e il 20,25 dell’euro. Di conseguenza, non si può ancora parlare di petroyuan.
Le stablecoin offrono un canale diverso. Sono criptovalute che replicano il valore del dollaro in modalità 1:1, e si muovono su reti blockchain come Tron, progettate per transazioni rapide e a basso costo senza passare per le banche corrispondenti in dollari. Non sono fuori dal perimetro coercitivo americano: Tether (Usdt), la più grande stablecoin con circa 184 miliardi in circolazione, dichiara di aver congelato oltre 4 miliardi di fondi illeciti. Ma questi pagamenti, non richiedendo intermediazione bancaria, sono più difficili da intercettare in tempo reale. E così l’Iran ha cominciato a comprare stablecoin. Secondo Elliptic, una società britannica di analisi finanziaria, la Banca centrale iraniana ha accumulato circa 500 milioni di dollari in Usdt, e Chainalysis stima che gli indirizzi associati ai pasdaran abbiano ricevuto oltre 3 miliardi in criptovalute nel 2025. Ma è stato Trm Labs a tracciare circa un miliardo di flussi verso l’Iran attraverso due exchange registrati nel Regno Unito, Zedcex e Zedxion, che sono stati sanzionati tre mesi fa dal Tesoro americano.
Così, il paradosso finale. Il 18 luglio 2025 il ceo di Tether, Paolo Ardoino, era nella East Room della Casa Bianca per la firma del Genius Act, la prima legge federale sulle stablecoin, accanto al segretario al Commercio Howard Lutnick. Washington ha normalizzato l’ecosistema stablecoin. Oggi, alcuni di quegli stessi binari servono all’Iran per riscuotere il pedaggio sullo Stretto. Il dato resta: alcuni dei principali canali (o stretti) attraverso cui “scorre” l’energia possono funzionare anche senza il sistema bancario occidentale. Quanto durerà questo “casello di Hormuz” dipenderà invece da Trump, Israele e Iran.