L’economia rallenta. Ma per non vanificare 3 anni di risanamento serve l’opposto di bonus elettorali

Dal risanamento delle finanze pubbliche fino alla crescita dell’economia, dopo lo stimolo iniziale provocato dal Pnrr. Per evitare una spirale di aspettative negative è necessaria una azione decisa di politica economica

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28 MAR 26
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Foto ANSA

Tra gli effetti della guerra all’Iran non c’è solo l’aumento del prezzo del petrolio e del gas, che rischia di tradursi in una inflazione più elevata e, di conseguenza, in una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. C’è anche l’aumento dei tassi d’interesse, in particolare quelli a lungo termine. L’Italia è il paese che ne ha risentito maggiormente. Dalla fine di febbraio i rendimenti sui titoli di stato sono aumentati di circa 60 punti base, avvicinandosi al 4 per cento. Quelli tedeschi sono saliti solo di 30 punti e quelli francesi, spagnoli e portoghesi di circa 40. Solo la Grecia ha registrato un aumento paragonabile a quello dell’Italia. Di conseguenza lo spread – che misura il differenziale di rischio tra il debito italiano e quello tedesco – ha ripreso ad aumentare, tornando sui livelli della scorsa estate, intorno ai 90 punti, rispetto ai 60 a fine febbraio. In alcuni giorni si sono toccati addirittura i 100 punti. Lo spread italiano ha di nuovo superato quello francese, dopo molti mesi nei quali i due erano sostanzialmente allineati.
Queste ultime tensioni confermano che il miglioramento della fiducia dei mercati finanziari registrato negli ultimi tre anni nei confronti dell’Italia, che si è tradotto in una marcata contrazione dello spread (di circa 150 punti rispetto all’estate 2022), rimane fragile. Per consolidare questa fiducia è necessario che le azioni che avevano favorito la convergenza negli anni passati non vengano interrotte. A cominciare dallo sforzo per ridurre il disavanzo pubblico e per tenere sotto controllo il debito.
Dal 2022 al 2025 l’Italia è riuscita a tagliare l’indebitamento dall’8 per cento del pil a poco sopra il 3 per cento. L’obiettivo mancato di scendere sotto il 3 per cento già nello scorso anno, per uscire dalla procedura dei disavanzi eccessivi, non deve essere interpretato dai mercati finanziari come un allentamento dell’azione di risanamento. Al contrario, lo sforzo deve intensificarsi, per varie ragioni.
La prima riguarda proprio l’aumento dei tassi d’interesse, a tutte le scadenze. I tassi a 2 e 5 anni sono saliti di 70 punti, più di quelli a lungo termine. Ciò fa salire il costo del debito e in prospettiva peggiora l’indebitamento.
L’altro fattore di preoccupazione riguarda la crescita economica, che inevitabilmente risentirà dell’aggravio del costo dell’energia e della restrizione delle condizioni finanziarie. Sono a rischio non solo le previsioni di entrate fiscali ma anche quelle delle uscite, che risentiranno delle misure varate per attutire l’aggravio delle bollette sul potere d’acquisto delle famiglie. L’avvicinarsi delle scadenze elettorali potrebbe accrescere l’incentivo ad adottare politiche di stimolo di breve periodo.
La sostenibilità del debito pubblico dipende, in ultima istanza, da tre parametri fondamentali: la crescita economica, il livello dei tassi d’interesse e il saldo di bilancio pubblico (ossia al netto dei tassi d’interesse). Se la crescita rallenta, per gli effetti ricordati sopra, e i tassi d’interesse salgono, anche per motivi fuori controllo delle autorità monetarie, la sostenibilità del debito può essere compromessa. Ciò spinge al rialzo il premio di rischio sui titoli di stato. In questo scenario si può innescare una dinamica instabile sui mercati finanziari, che potrebbe vanificare tutto quello che è stato fatto in questi anni per riguadagnare la fiducia dei mercati.
Per evitare una spirale di aspettative negative è necessaria una azione decisa di politica economica. Basata su alcuni punti essenziali, che devono essere comunicati in modo chiaro agli investitori. Il primo riguarda la determinazione a proseguire nei prossimi anni, indipendentemente dalle scadenze elettorali, l’opera di risanamento delle finanze pubbliche, soprattutto con misure di natura strutturale, possibilmente dal lato della spesa, invece che con operazioni una tantum che non sono replicabili anno dopo anno. Il secondo riguarda la crescita dell’economia italiana, che dopo l’effetto di stimolo iniziale provocato dal Pnrr rischia di tornare allo zerovirgola.
Per i mercati finanziari, il potenziale di crescita è la variabile fondamentale per giudicare la sostenibilità del debito italiano. Incidere su questa variabile richiede un lavoro di lunga lena, che produce i suoi effetti nel tempo. Tuttavia, se il programma di riforme è credibile e se le prime misure sono convincenti, la reazione favorevole degli investitori internazionali è molto veloce.