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Il Colloquio

“Basta con Landini: il Pd parli con le imprese per costruire una proposta alternativa”. Intervista a Lanzillotta

Davide Mattone

"La manovra è misera, e il Pd fa demagogia e propone la patrimoniale. Dovrebbe invece incalzare il governo sulla crescita che non c'è e sulla mancaza di un vero piano per le imprese" commenta Linda Lanzillotta, ex deputata dem e già ministra del governo Prodi II al tempo dei poster "Anche i ricchi piangano" 

“Questo governo fa una manovra misera, distribuisce quattro spicci per rientrare dalla procedura d’infrazione e tenersi un borsellino per l’anno pre-elettorale, senza una vera strategia per crescita, imprese e AI. E invece di incalzare il governo su questo, la Schlein segue Landini sulla patrimoniale: è un approccio molto demagogico”, commenta al Foglio la risposta del Pd alla manovra Linda Lanzillotta, ex deputata del Pd e ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali del secondo governo Prodi. “Un partito che aspira a diventare partito di governo deve fare proposte di altro genere” dice l’ex ministra.

 

Ogni volta che infatti la sinistra rimette sul tavolo la patrimoniale, la destra esulta e parla di “partito delle tasse”, come se fosse un simbolo identitario che regala terreno agli avversari. “Meno tasse sì, ma come e con che coperture?”, si chiede Lanzillotta, “L’approccio di Schlein e Landini è populista: sui redditi alti c’è già una tassazione consistente. Non si può tassare il capitale delle aziende, perchè ciò inciderebbe sull’attività produttiva. C’è il rischio che possa trasformarsi non in una tassa sul patrimonio ma in una sul reddito, e dunque colpire  le persone fisiche e ancora il ceto medio. Abbiamo un sistema di tassazione progressivo e forse dovremmo allargare la fascia esente. Ma non credo che chi produce ricchezza debba essere punito per questo”.

 

Forse Schlein e il suo partito dovrebbero ascoltare le parole di Lanzillotta, che era parte dell’esecutivo Prodi II quando, nel 2006, comparvero i manifesti di Rifondazione con lo slogan “Anche i ricchi piangano”, diventati poi un’arma polemica del centrodestra contro la coalizione. Quanto costò quella campagna, in termini politici? “Non so dire”, riflette l’ex Pd, “La percezione di una sinistra che vuole punire la ricchezza è sempre sbagliata, ma non credo che quella campagna fu dirimente. Forse il costo politico fu più per l’approccio “minaccioso” dell’ex ministro dell’Economia Visco, che pure faceva una politica fiscale giusta ma spaventava i contribuenti”. Se ne può trarre una lezione rispetto al dibattito odierno? “Ne ricavo che questo è un dibattito povero di idee e di una progettazione politica adeguata a candidarsi a governare un paese. L’idea di una tassa patrimoniale, così generica, non chiarisce tutti i problemi che questa genererebbe”.

 

E sulla redistribuzione che menziona la leader del Pd? “Il punto è che per redistribuire bisogna produrre e stimolare lo sviluppo economico, altrimenti ciò incide sui consumi. Le politiche dovrebbero dunque concentrarsi sulla crescita, che però non c’è. E’ questo il punto chiave della politica del governo Meloni che non è stato minimamente aggredito dalle opposizioni”, dice l’ex ministra, “Sulle politiche industriali non c’è l’ombra di un’iniziativa: hanno prima bloccato Industria 4.0, ma ora la stanno rivitalizzando”.

 

Infatti il governo, utilizzando come coperture alcune delle risorse già “promesse” alle imprese nelle scorse finanziarie, le ha ora reindirizzate sul super ammortamento, che però è solo per il 2026 – il che ha già attirato delle critiche da parte delle imprese. “Non c’è una visione sul futuro. L’AI sta cambiando il mondo, e queste sfide meriterebbero almeno un’idea, se non una proposta. Il governo non ne parla, e mi aspetterei dal centro sinistra che lo incalzasse coinvolgendo un mondo a cui il Pd deve parlare: le categorie di settore, le imprese, il terziario; non solo i sindacati. Ma non c’è una visione lungimirante sull’economia di questo paese”.

Che consiglio darebbe all’opposizione? “Meno demagogia. A Schlein & co consiglirei di fare proposte strutturali per stimolare la crescita: sostegno all’industria e alla transizione tecnologica, investimenti nella scuola e nella formazione, e sulla formazione nelle materie scientifiche e nella ricerca”. Tornando al dunque, il Pd ha davvero le potenzialità per diventare un partito di governo? “Così come oggi, purtroppo, non credo. Come ha detto Gentiloni: se pensate che ci sia già un’alternativa alla Meloni, good luck”.

 

 

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