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Iva d’artista. Tra tagli strutturali e problemi di metodo e merito
Il governo riduce le tasse sulle opere d’arte dal 22 al 5 per cento, ma l’aumenta su assorbenti femminili, pannolini, latte per l’infanzia e seggiolini per auto
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24 JUN 25

Foto ANSA
Con l’ultimo dl Economia, insieme al rinvio per sei mesi della Sugar tax, il governo ha ridotto strutturalmente l’Iva sulla vendita delle opere d’arte dal 22 al 5 per cento. In generale, quando si abbassano le imposte è sempre una buona notizia, soprattutto in un paese con la pressione fiscale altissima come l’Italia. Ma questa scelta del Consiglio dei ministri presenta un problema di metodo e uno di merito. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha esultato per essere riuscito a far passare una misura fortemente voluta dal settore (galleristi, antiquari, artisti, restauratori, etc.) che ha l’obiettivo di rendere più competitivo il mercato italiano rispetto ad altri paesi europei, come Francia o Germania, che avevano già un regime fiscale agevolato rispettivamente al 5,5 e 7 per cento. Il problema di metodo è che, a oggi, non si conosce un dato sulla misura: né il costo (la relazione tecnica è ancora in fase di elaborazione) né l’impatto. Gli unici dati, diffusi dal ministero, sono di uno studio di Nomisma, commissionato dall’industria dell’arte, che parla di un “effetto moltiplicatore pari a 2,8”.
Sarà un caso, ma è esattamente lo stesso “effetto moltiplicatore”, sbandierato da Giuseppe Conte, che Nomisma attribuiva al Superbonus. Si è poi visto come è andata a finire: si è moltiplicato il deficit. Possibile che un governo si faccia dettare dai portatori d’interessi sia le misure sia le stime, senza alcun filtro o valutazione autonoma? Il secondo problema è di merito. Dopo averla abbassata al 5 per cento con la legge di Bilancio 2023, l’anno dopo il governo Meloni ha riportato l’Iva al 10 per cento su assorbenti femminili, pannolini e latte per l’infanzia e al 22 per cento per i seggiolini per auto. Pur considerando che il taglio dell’Iva non è il metodo più efficace per aiutare le famiglie più povere, e che quindi quella misura prevista nel programma del centrodestra aveva dei limiti, di certo è strano un paese in cui l’Iva sui pannolini per i neonati è il doppio rispetto a quella per l’acquisto di opere d’arte. Forse il problema è che la merda dei bambini non è “d’artista”.