Il pranzo solidale organizzato da Caritas e Promo.Ter Unione nella sede di Confcommercio Milano. Foto LaPresse
editoriali
Il problema della povertà in Italia: cresce tra lavoratori e famiglie con figli
Il dato è alto ma stabile, dice l’Istat. Tra Covid e crisi energetica le famiglie non sono riuscite a tenere il passo dell’aumento dei prezzi. Ecco la direzione che il governo dovrebbe seguire
In italia ci sono tanti poveri. Secondo i dati dell’l’Istat, nel 2023 vivono in povertà assoluta l’8,5 per cento delle famiglie e il 9,8 per cento degli individui, pari rispettivamente a 2 milioni e 234 mila famiglie per un totale di 5 milioni e 752 mila persone. Il dato è impressionante, il più alto dal 2014, ma “in un quadro di sostanziale stabilità rispetto al 2022” (quando la povertà toccava l’8,3 per cento di famiglie e il 9,7 per cento di individui). La crescita della povertà assoluta è stata costante, con l’eccezione del 2019 (anno di introduzione del Rdc, che ha fatto registrare un calo): i balzi in avanti ci sono stati nel 2017 e, soprattutto, nel 2020 con il Covid e nel 2022 con la crisi energetica e l’inflazione: le spese delle famiglie non sono riuscite a tenere il passo dell’aumento dei prezzi, in particolare dei beni essenziali che costituiscono il paniere della povertà assoluta e che hanno subito rialzi più consistenti. In questo contesto, però, nel 2023 sono stati limitati i danni dell’erosione del potere d’acquisto. Come segnalato da una rilevazione dell’Istat di poche settimane fa, il potenziamento dell’Assegno unico per i figli e della decontribuzione per i salari più bassi hanno contribuito a contrastato il rischio di povertà. Non è quindi esattamente come dice l’opposizione, che accusa il governo di aver prodotto il record storico di povertà assoluta, perché il record precedente era stato raggiunto quando i partiti di minoranza erano al governo e con un tasso di crescita della povertà ben superiore. Ciò, però, non vuol dire che il governo possa tirarsi fuori. Due dati indicano la direzione da perseguire: il primo è che la povertà assoluta aumenta tra gli occupati, specialmente i lavoratori dipendenti (mentre diminuisce tra inoccupati e pensionati); il secondo è che il la povertà cresce e colpisce di più le famiglie con minori. Vuol dire che bisogna potenziare ulteriormente misure come l’Assegno unico e la decontribuzione, spingendo sul rinnovo dei contratti in modo che i lavoratori recuperino il potere d’acquisto perso durante due anni di forte inflazione.
Dopo la manovra
Perché da oggi il gasolio costerà un po' di più
340 nuovi paperoni
Altroché bolla. Il 2025 è stato l'anno d'oro dei miliardari