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L'intervista

No alla flat tax, ma dialogo e contrattazione sui dossier principali. Parla Sbarra (Cisl)

Stefano Cingolani

"Il paese ha bisogno di scelte condivise e di coesione", dice il segretario generale della Cisl. Fisco, pensioni, sanità, lotta al carovita, salario minimo, contratti, superbonus. Intervista

Fisco, pensioni, sanità, lotta al carovita, salario minimo, contratti, superbonus. Sui dossier principali, il governo sembra essersi imballato. “Appare concentrato su altre priorità – spiega al Foglio il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra –  Sembra più incline a difendersi e replicare agli attacchi dell’opposizione, invece il paese ha bisogno di scelte condivise e di coesione. E’ una illusione pensare di essere autosufficienti o crogiolarsi sui sondaggi. Le lune di miele finiscono, al di là del valore dei governi. Le riforme restano”. C’è, dunque, innanzitutto una scelta di metodo, cioè “ridare vigore a un confronto responsabile, riallacciare il dialogo e costruire insieme”. 
Sbarra non nega le profonde differenze, a cominciare dalla riforma fiscale: “Non si fa a saldi invariati. Siamo contrari a soluzioni che riducono la progressività e non rispondono a un principio di forte redistribuzione a sostegno delle fasce medie e popolari”. Il grande pomo della discordia è la flat tax. “Non ci convince perché produce una riallocazione della ricchezza dal basso all’alto, invertendo il principio di solidarietà. Bisogna ridurre in primo luogo le tasse a lavoratori e pensionati, compensando anche la voragine di 100 miliardi prodotta ogni anno dall’evasione”. Sulle pensioni si sente dire facciamo come in Francia. Sbarra mette in guardia da impropri parallelismi. “I francesi protestano contro un provvedimento imposto senza mai aver aperto un confronto neanche di natura parlamentare. Qui abbiamo tavoli avviati, e nessun ministro si è ancora sognato di chiudere alle proposte del sindacato. Nei primi incontri ci è stato detto esattamente il contrario. Bisogna affiancare ai 41 anni di contribuzione un dato anagrafico che assicuri il diritto di uscire dignitosamente dal lavoro: noi diciamo 62 anni”. 

Dialogo e contrattazione stile Cisl, anche sul superbonus. “Non inseguiamo furori ideologici. Il governo farebbe bene ad aprire subito un confronto con tutte le parti sociali. Accompagnare il passaggio a un regime più ordinario è un fatto comprensibile e condivisibile. Tutt’altra storia è stato agire con un decreto lampo, colpendo migliaia di imprese senza colpe e mettendo a rischio 100 mila posti di lavoro. Chiediamo all’esecutivo di coinvolgere Abi, Poste, assicurazioni per attivare adeguati strumenti di compensazione”. Dialogo e contrattazione, ancor più su due questioni divisive come il salario minimo e la riduzione d’orario. “La Cisl è per un salario minimo agganciato saldamente ai contratti. Si può fare un accordo in 48 ore se c’è la volontà politica. Il quantum deve essere definito dall’estensione settore per settore del trattamento economico complessivo dei contratti collettivi più diffusi. Non serve una legge sulla rappresentanza. Si prendano i dati già in possesso dell’Inps, si indichino i contratti leader e si disponga l’erga omnes”. La Cgil non sarà d’accordo. Sbarra allarga le braccia: “Per quanto ci riguarda, questa è la soluzione, la via di un’estensione contrattuale che anche l’Europa auspica. Salari fissati per legge produrrebbero toppe peggiori del buco: si rischierebbe di alimentare il sommerso e di indurre tante imprese a uscire dall’applicazione dei contratti, attestandosi al minimo legale. Con il risultato di un generale schiacciamento delle retribuzioni medie”. Anche la riduzione dell’orario è un tema tipicamente contrattuale: “Non servono interventi calati dall’alto. Scegliamo 100 aziende e sperimentiamo la settimana corta con un accordo pilota. Il governo può favorire questo percorso con incentivi fiscali. Ma evitiamo di trascinare questioni sindacali sul terreno di populismi e scambi elettorali”. Il segretario della Cisl sottolinea che le divergenze con il governo non portano a uno sciopero generale. “Il nostro obiettivo resta riallacciare e rafforzare il dialogo”.