Il rimbalzo e l’ondata

Il balzo del pil è un ottimo segnale, ma sull’economia pesa l’incertezza per il virus
di
31 OCT 20
Immagine di Il rimbalzo e l’ondata

Foto Ufficio Stampa Banca d'Italia/LaPresse&nbsp;<br />

La manifattura, l’industria, i settori produttivi sono svegli e lucidi e in grado di rispondere con rapidità maggiore di quanto si temesse ai segnali di mercato. Il balzo del pil nel terzo trimestre, superiore alle attese già ottimistiche, lo ha mostrato e ci ha rassicurati. Con il 16,1 per cento di aumento rispetto al trimestre precedente, più che un rimbalzo è stato il segno di una vera crescita, in grado di portare l’intero 2020 sul -9 per cento indicato dal governo e ritenuto da molti un sogno, anche se in questa chiusura di anno l’economia dovesse tornare a frenare.
Non è tanto il dato in sé a contare quanto la constatazione della rapidità con cui l’industria italiana ha saputo reagire alle prime riaperture dei traffici commerciali e al primo accenno di ripresa della domanda mondiale. È una garanzia sul mantenimento o addirittura l’incremento delle quote di commercio mondiale, ed è la risposta ai fondati timori espressi da Mario Draghi all’inizio della crisi pandemica, quando l’ex presidente della Bce invitò con decisione i governi a tutelare la capacità produttiva e l’operatività delle aziende. Anche misure dirigiste come il blocco dei licenziamenti o l’invadenza degli aiuti statali nel settore industriale non hanno rallentato il dinamismo delle aziende italiane.
Per il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco la seconda ondata minaccia di incidere sui risultati conseguiti e di riavviare, in modo ancora peggiore, il circolo vizioso tra paura, aumento dei risparmi e blocco dei consumi. E Visco chiede di “non ostacolare la riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori, ma la gravità della crisi impone di continuare a offrire loro adeguata protezione fino a quando necessario”.
Vuol dire che per la Banca d’Italia la paura (la prima è quella di perdere reddito e lavoro) è in questo momento il principale nemico da sconfiggere, ma senza soluzioni improvvisate, senza far finta che non esista. Il ritorno alla normalità economica, una volta esaurita anche la pressione della seconda ondata, può essere solo graduale, un passo alla volta fuori dall’intreccio fra timori e ricerca di tutele. La luce, anche in questo caso, è quella che si è vista nel terzo trimestre.