Parlare di lavoro e giovani senza tabù. La versione di Draghi

(traduzione di Gregorio Sorgi)

Il vaccino, il sacrificio dei medici, il debito pubblico. Un intervento dell’ex presidente della Bce sul mondo post Covid

Pubblichiamo l’intervento di Mario Draghi, ex presidente della Bce, intervistato dal professor Filippo Crea, cardiologo della Cattolica e del Gemelli e direttore dell’European Heart Journal, in occasione del congresso online della Società europea di Cardiologia, Escardio.

 

Filippo Crea: Cari colleghi, sono Filippo Crea, professore di Cardiologia all’Università Cattolica di Roma e nuovo direttore dell’European Heart Journal dove avremo una nuova sezione sulla politica e l’economia della salute. Ho il grande privilegio di sedermi accanto a uno degli uomini più importanti e influenti al mondo, il professor Draghi, ex presidente della Banca centrale europea (Bce). Professor Draghi, grazie per avere accettato il nostro invito, le sono molto grato. Vorrei iniziare con una domanda personale. Da cardiologo mi occupo spesso dello stress, vorrei sapere quanto è stressante essere il presidente della Bce.

Mario Draghi: Innanzitutto grazie professor Crea. Penso che sia stressante come ogni altro lavoro di responsabilità, in cui le parole contano e ciò che fai comporta delle conseguenze per milioni di persone. Ci sono tanti altri lavori di questo tipo quindi non credo ci sia nulla di speciale a essere presidente della Bce. Penso che il livello di stress dipenda da quanto tu sia stressato come individuo. Quindi non è importante il contenuto oggettivo di stress di un certo lavoro, ma il modo in cui tu lo vivi.

  

FC: I dottori curano un solo paziente. Come ha detto, le sue azioni hanno conseguenze su milioni di persone. Quindi questo potrebbe causare un carico di stress anche maggiore?

  

MD: Io credo che la posta in gioco sia più alta per chi si occupa di medicina.

  

FC: Parliamo della medicina. I dottori si trovano tra Scilla e Cariddi, dato che gli amministratori ci dicono di spendere meno ma le cure sono sempre più costose. Qual è secondo lei la giusta via di mezzo?

  

MD: E’ difficile dirlo ma la mia percezione è che la via di mezzo sia cambiata di recente. La gente ha capito che dovremmo spendere di più per tutto ciò che riguarda la salute, ed è convinta che dovremmo cambiare il nostro modello. La catastrofe del Covid ha mostrato che non eravamo pronti e questa mancata preparazione aveva molto a che fare con un ritardo di programmazione. Il messaggio è che tutti i paesi dovrebbero spendere di più, molto di più. La linea di demarcazione si è spostata dalla pura efficienza all’efficienza e alla robustezza, ovvero l’abilità di affrontare grandi problemi e prendere le giuste precauzioni, che lei è più in grado di valutare.

  

FC: Il Covid renderà la salute pubblica più forte?

  

MD: Assolutamente.

  

FC: Pensa che i politici siano pronti a questo, a confrontarsi con questo nuovo paradigma?

  

MD: Questo lo deve chiedere a loro.

  

FC: Parlando del Covid, in che modo crede che i medici possano ridimensionare l’impatto di questa terribile pandemia?

  

MD: I medici hanno già fatto tutto il possibile, sono stati cruciali nella risposta all’epidemia. Penso che in futuro ci dovrà essere una nuova logistica, ovvero un modo diverso di concepire la salute pubblica in modo da potere affrontare i grandi problemi anziché curare solamente i singoli casi. I medici hanno fatto un grande lavoro e hanno cambiato di continuo il loro metodo in tutti i paesi colpiti dall’epidemia adeguandosi agli sviluppi di questa terribile pandemia.

  

FC: Quindi i medici hanno fatto bene il loro lavoro, lei li promuove?

  

MD: Certo, ma non hanno bisogno del mio parere per essere promossi. Hanno fatto un lavoro straordinario, probabilmente sono quelli che hanno fatto di più.

  

FC: Grazie per il suo apprezzamento, da medico ne sono davvero onorato. Quale pensa possa essere l’impatto del Covid sull’economia europea?

  

MD: E’ difficile fare previsioni dato che all’inizio della pandemia, verso febbraio e marzo, pensavamo che la catastrofe sarebbe stata davvero drammatica. Infatti nel secondo trimestre il prodotto interno lordo, che misura l’attività economica di un paese, è calato agli stessi livelli del Dopoguerra, giusto per dare una proporzione di quanto sia stato drastico. Ma poi c’è stata una ripresa notevole, che nel complesso è stata superiore alle aspettative. Penso che la ripresa avrà la forma di una radice quadrata, dove la contrazione viene seguita da una fase di grande crescita. L’incognita è se i nuovi livelli di ricchezza nazionale saranno inferiori rispetto a prima. Io credo che saranno leggermente inferiori, e in seguito resteranno piatti per molti tempo. Ma la risposta dipende da quando verrà scoperto un nuovo vaccino. La scoperta del vaccino elimina molte delle incertezze a cui ci troviamo di fronte, che riducono sia i consumi sia gli investimenti. Di recente ci sono stati pochi investimenti privati e consumi bassi. In questo clima i governi hanno reagito nel modo giusto, aumentando la spesa pubblica e facendo più debito per ammorbidire l’impatto del calo dell’attività economica. Ora arriva il momento di fare scelte difficili dato che molte attività non riapriranno, altre torneranno ai loro livelli precedenti e altre ancora continueranno a crescere molto velocemente. Per darvi un’idea, le aziende tecnologiche si stanno espandendo e il loro valore sta crescendo a un ritmo notevole. Il resto dell’economia si è ripreso più lentamente, ma la media di questi due fenomeni nel complesso è stata positiva in alcuni paesi come gli Stati Uniti. Come detto, una parte dell’adattamento dipenderà da quando verrà scoperto il vaccino.

  

FC: Nella cardiologia la parola “rimodellamento” è molto importante. Secondo lei l’economia si sta rimodellando alla luce di ciò che è successo?

  

MD: Sì però le dimensioni di questo fenomeno sono ancora in fase di divenire.

  

FC: Assumiamo che il vaccino arriverà la prossima estate, che è una scadenza possibile. Lei crede che le conseguenze avverse per l’economia siano tollerabili per un altro anno?

  

MD: Innanzitutto il vaccino potrebbe essere scoperto entro un anno però la vera domanda è quando verrà distribuito in tutto il mondo. Le sorti dell’economia dipendono da questa incognita. La maggior parte dei governi ha aumentato i sussidi ai lavoratori per proteggere i salari e alle aziende per evitare che chiudessero lasciando i dipendenti senza lavoro. Quanto potrà durare tutto ciò? Non abbiamo visto i livelli attuali di debito dai tempi della Seconda Guerra mondiale. La domanda è per quanto tempo sarà ancora sostenibile? Questo dipende dai tassi di interesse, che finora sono rimasti molto bassi, e dalla percezione di come è stato utilizzato questo debito. E’ stato utilizzato per fini produttivi oppure è stato sprecato? Credo che questa distinzione sia molto importante.

  

FC: Come si fa a distinguere tra le due?

  

MD: La maggior parte del debito non verrà ripagato da me o da lei, ma dai giovani. In futuro loro avranno difficoltà a trovare le risorse per pagare questi debiti. Quindi la prima cosa da fare è investire sulla loro istruzione il più possibile per assicurarsi che siano pronti per questa nuova società e non debbano sacrificare altri valori per ripagare il debito. In generale, penso che abbiamo trascurato l’istruzione, e questo significa privare i giovani del loro futuro. Credo che questa sia la peggiore forma di diseguaglianza. Quindi abbiamo davanti a noi un compito morale. L’istruzione è la prima spesa produttiva su cui investire. Poi dovrebbero esserci altri temi in cima alla lista delle priorità dei governi come la digitalizzazione, il cambiamento climatico, le infrastrutture produttive e così via. In questo modo i governi creerebbero nuovi posti di lavoro. Dunque se questo processo andrà avanti velocemente i sussidi diminuiranno ma in compenso verranno creati nuovi posti di lavoro. Questo sarebbe un esito molto positivo, soprattutto per i giovani.

  

FC: Molto chiaro. Un’ultima domanda. Abbiamo parlato della ristrutturazione dell’economia nel breve termine. Tuttavia, crede che questa esperienza avrà un impatto sull’economia anche nel lungo termine, quindi tra dieci o vent’anni?

  

MD: Lei sta facendo delle domande molto difficili. Se paragoniamo la preparazione dei paesi asiatici alla pandemia con la nostra, dobbiamo concludere che loro erano più preparati anche perché avevano già dovuto gestire l’emergenza Sars. Hanno fatto tesoro di questa esperienza per cambiare. Credo che anche noi cambieremo le nostre politiche sanitarie e il nostro comportamento, basta pensare al fatto che il distanziamento sociale è stato accettato dalla maggior parte delle persone. Se vogliamo fare ripartire l’economia anche prima della scoperta di un vaccino, dobbiamo essere in grado di fare i tamponi su larga scala. Il tracciamento non può essere eseguito senza i tamponi. Credo che questi due fattori debbano essere una priorità politica in ogni paese. Penso ad esempio agli operai di una fabbrica che non si sentono sicuri di tornare a lavorare a meno che non siano stati fatti tamponi in cui non sono stati trovati casi positivi. Questo ragionamento ovviamente vale anche per i negozi e per i ristoranti.

  

FC: La ringrazio per avere espresso i suoi pensieri con noi in questo periodo difficile. Io sono molto ottimista e spero che anche lei condivida il mio ottimismo. Ho grande fiducia nella scienza e credo che con uno sforzo globale, e applicando le sue sagge proposte, possiamo mettere alle spalle questo periodo difficile. La ringrazio per essere stato con noi.

  

MD: E’ stato un piacere, professor Crea.

  

(traduzione di Gregorio Sorgi)