Cocktail, divani e banchi scolastici

L'unico modo per partecipare alla gara sui banchi scolastici è disattendere Arcuri

Luca Roberto

Le principali aziende d'arredo d'ufficio italiane hanno costituito una Ati per aderire al bando sulle forniture scolastiche: però solo a condizioni e tempistiche diverse da quelle dettate dal commissario. Ma va?

Qualche ora fa è scaduto il famoso bando per i banchi scolastici. Quello riguardante la gara indetta dal commissario all'emergenza Arcuri per rifornire le scuole italiane – che a settembre riapriranno i battenti –, di 3 milioni di nuovi banchi monoposto. Non sappiamo se qualcuno alla fine si aggiudicherà la gara, lo stesso Arcuri ha comunicato che sono arrivate in totale 14 offerte, alcune delle quali provenienti dall'estero ("un risultato molto soddisfacente", il commento del commissario) ma è alquanto improbabile che sia un'azienda italiana, visto che l'associazione nazionale che riunisce le maggiori industrie dei mobili e degli elementi d'arredo d'ufficio (Assufficio, che fa capo a Federlegno) ha già detto che le aziende che vi aderiscono parteciperanno alla gara costituendo un'unica Ati (associazione temporanea d'impresa), sottostando però “a modalità e tempistiche diverse da quelle indicate dal bando”. 

 

 

Sul Foglio abbiamo raccontato come il documento stilato dalla struttura commissariale fosse stato scritto con delle richieste – produrre 200 mila articoli, più dell'intera capacità produttiva nazionale, in sole tre settimane – che avevano scoraggiato la gran parte delle aziende dal prendere parte alla gara. Tant'è che anche Emidio Salvatorelli, presidente di Vastarredo, tra i leader italiani nella fornitura di arredo scolastico, aveva pronosticato una gara deserta, “perché chi l'ha fatta è un incompetente totale”. Cioè Arcuri. 

 

 

Nella nota rilasciata oggi Assufficio, che già nelle scorse settimane era stata molto critica nei confronti di Arcuri definendo la limatura dei criteri per partecipare alla gara e la deroga alla scadenza “toppe peggiori del buco”, ribadisce di aver analizzato “ogni soluzione possibile che potesse garantire il rispetto dei requisiti riportati nel bando stesso, purtroppo giungendo sempre alla medesima conclusione: missione impossibile”. E però l'associazione di categoria, cui appartengono Mobilferro srl, Vastarredo srl, Camillo Sirianni sas, Sud Arredi srl, Arreda la scuola srl, Paci srl, Biga srl, ha fatto una controproposta: la costituzione dell'Ati è un modo per ribadire che non si oppongono pregiudizialmente a una gara pubblica, a maggior ragione in una fase emergenziale. Semplicemente chiedono che sia tarata sulla reale capacità produttiva e che tenga conto dei vincoli distributivi e temporali per evadere gli ordini.

 

Il metodo Arcuri finora è stato questo: estendere le scadenze per non fare i conti con delle gare andate deserte. E' già successo il 30 luglio ed è molto probabile che accada anche questa volta. Il commissario aveva spiegato, intervenendo in commissione alla Camera, che “se non arrivano tutti i banchi richiesti vuol dire che l’offerta non ha raggiunto i livelli qualitativi e quantitativi rispetto alla domanda formulata”. Insomma un modo per dire che la colpa non era sua, ma delle imprese che non avrebbero saputo far fronte ai dettami del bando. Adesso che le aziende più direttamente coinvolte gli fanno sapere di non “essere abituate a sfogliare il libro dei sogni irrealizzabili”, bensì di esser use a misurarsi con la realtà, chissà con quale altra trovata se ne uscirà lui.