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“Dopo Autostrade nazionalizziamo anche Tim e Open Fiber”

Parla Emanuele Felice, il responsabile economico del Pd di Nicola Zingaretti

16 Luglio 2020 alle 10:25

“Dopo Autostrade nazionalizziamo anche Tim e Open Fiber”

Foto LaPresse

Responsabile economico del Pd, Emanuele Felice, quarantré anni, storico dell'economia, è una delle teste d'uovo della segreteria di Nicola Zingaretti. Intervistato dal Foglio (qui l'integrale) spiega quali siano le inclinazioni del partito in materia di sviluppo industriale. Felice parla anche di Tim, e nell'intervista spiega che in pratica va nazionalizzata attraverso un meccanismo che porti all'unificazione, in un'unica società, di Tim con Open Fiber.

 

“Lo stato c’è già, sia in Open Fiber sia in Tim”, dice Emanuele Felice. “Si tratta di razionalizzare, unendo le due reti con la confluenza di Open Fiber in Tim, che potrebbe diventare una public company con una golden share pubblica del 20-30 per cento. A quel punto si crea una controllata di Tim che gestisce la rete e dà garanzie anche agli altri operatori privati, con accordi di sindacato azionari e crea rete unica più efficiente di quella attuale portando il 5G in tutta Italia”.

 

Sembra il progetto di Beppe Grillo, esposto sul suo blog, che punta a nazionalizzare Tim e costringere Vivendi ad andarsene. “Fondamentalmente è simile, ma l’interesse è dare all’Italia un’infrastruttura avanzata e garantire la concorrenza”.

 

È lo stesso modello di Autostrade, una nazionalizzazione chiamata public company. Ma a prescindere dall’esito, se i Benetton hanno vinto o hanno perso si vedrà dal prezzo finale, è corretto il metodo usato? Anziché far rispettare giuridicamente i termini della concessione, magari con sanzioni o revoca, lo stato cambia le norme, spinge l’azienda al default e imposta una trattativa muscolare in cui decide l’assetto societario, chi deve comprare e chi deve vendere. È da paese civile? “Che vuol dire muscolare? Le trattative sono trattative, che il governo fa in base alle regole dello stato di diritto, per quello che ritiene essere l’interesse nazionale. La posizione dura iniziale è servita a ottenere condizioni migliori per il bene comune. Alla fine si è affermata la posizione del Pd, a vantaggio dei cittadini e della rete infrastrutturale”.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    16 Luglio 2020 - 19:51

    Evviva! E' tornato il partito comunista

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  • PaoloB54

    16 Luglio 2020 - 12:57

    Antistorico, però unici al mondo. Andiamo bene

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  • Minerva

    16 Luglio 2020 - 12:05

    Capisco che il contesto familiare abbia permesso una invidiabile ed ammirevole crescita culturale di questo "giovane" professore ordinario, presso la facolta' di "Scienze tecniche e psicologiche" (sic!!) dell'Universita' D'Annunzio, ma diventare una "testa d'uovo" (definizione di Caputo) del PD, erede del PCI che pur ha annoverato grandi economisti tra i suoi parlamentari, mi sembra veramente un segno dei tempi. Lascio alla meditazione dei lettori .

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  • Albego

    16 Luglio 2020 - 11:53

    Si, il venezuela è alle porte....

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