Carlo Sibilia (foto LaPresse)

Se il Mes lo ha capito anche Sibilia, forse il M5s può uscire dal travaglio

Luciano Capone

La linea sanitaria del Fondo salva stati e l’informazione che serve cocktail di malafede e ignoranza

Roma. Nel dibattito sul Mes non si sa dove inizi la malafede e dove finisca l’ignoranza. Più probabilmente si tratta di due vasi comunicanti che si alimentano a vicenda e pertanto in alcune posizioni i due ingredienti sono mescolati e indistinguibili. Questa mescita viene servita costantemente, non nei peggiori bar di Caracas, ma da molti organi di informazione. Un esempio è l’editoriale di Marco Travaglio, dal titolo “I Mes-tatori” (che non è, come sarebbe stato più opportuno, un articolo riferito a se stesso), in cui il direttore del Fatto quotidiano espone i motivi di netta opposizione alla nuova linea sanitaria del Mes: “Le condizionalità sono sparite a parole, ma nei fatti i trattati non sono cambiati; dunque è sempre possibile che chi chiede i soldi si veda imporre poi ex post di ristrutturare il suo debito sovrano secondo i graziosi diktat della Trojka”. 

 

A parte che la “Troika” – e cioè il gruppo di istituzioni creditrici composto da Commissione europea, Bce e Fmi, protagoniste dei salvataggi di alcuni paesi dell’area euro non esiste ormai da diversi anni – nella sua argomentazione Travaglio inventa una singolare e sconosciuta tipologia di creditore, quello che prima presta i soldi e poi chiede le condizioni alla base del credito erogato. Ma non basta. Questo stesso creditore, oltre a essere sprovveduto è anche autolesionista, perché dopo aver prestato i soldi senza alcuna condizione particolare (se non di spenderli per le cure e la prevenzione sanitarie) decide di “imporre” al debitore di “ristrutturare il suo debito sovrano”: in pratica la restituzione solo parziale del debito, che più che una condizione ex post sarebbe uno sconto ex post. E’ evidente che un’ipotesi del genere confligge con la logica elementare: non è la logica del Mes né di nessun altro creditore al mondo.

 

E’ evidente che in questo caso, come si diceva, non si sa quanto per ignoranza e quanto per malafede, si intorbidiscono le acque. Storicamente il Mes, per le sue linee di credito tradizionali adoperate per i piani di assistenza finanziaria dei paesi in crisi, per essere più sicuro di poter ottenere la restituzione del prestito, fa due cose: una analisi della sostenibilità del debito del paese in difficoltà (e se il debito, insieme alla Commissione, viene ritenuto insostenibile viene chiesta una ristrutturazione); richiede alcune condizioni incluse in un piano di aggiustamento macroeconomico e in un programma di riforme specificati (e firmati) in un Memorandum of understanding (MoU). Entrambe queste condizionalità, però, vengono ovviamente esercitate prima dell’assegnazione del credito (analisi di sostenibilità del debito e firma del MoU), o al massimo durante l’erogazione delle varie tranche (con una verifica dell’attuazione del MoU). Esattamente come farebbe una banca per la concessione di un mutuo o di un fido. Per il semplice motivo che, una volta consegnati tutti i soldi a un debitore, è poi difficile esigere delle condizioni. Soprattutto se, come per il Mes sanitario, queste condizioni non erano neppure previste ex ante: in tal caso la pretesa è tecnicamente impossibile.

 

Il Pandemic crisis support, e cioè il cosiddetto Mes sanitario, ha per certi versi una logica opposta al Mes tradizionale. Da un lato perché un’analisi di sostenibilità del debito è già stata fatta per tutti i paesi dalla Commissione (e quindi la ristrutturazione non viene “imposta” né ex ante né ex post) e dall’altro perché mentre spesso nei tradizionali programmi di aggiustamento macroeconomico era previsto un taglio della spesa sociale, in questo caso l’unica condizione prevista è il suo aumento. E in particolare quella sanitaria, diretta e indiretta.

 

C’è poi un altro passaggio logico che non regge. Travaglio e i sovranisti sostengono che all’Italia convenga indebitarsi per conto proprio, a tassi più alti, perché il Mes – pur fornendo un tasso zero e miliardi di risparmi – successivamente potrebbe imporre non precisate condizioni e ristrutturazioni. Ma se pure questa assurda ipotesi fosse plausibile, l’Italia potrebbe comunque prendere i 36 miliardi a buon mercato del Mes e se davvero poi il Mes dovesse pretendere condizioni spiacevoli finora negate, l’Italia potrebbe emettere debito per 36 miliardi (come avrebbe comunque fatto) e liquidare il Mes.

 

Proprio ieri il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, un grillino talmente diffidente che non crede allo sbarco dell’uomo sulla Luna, ha dichiarato che il Mes senza condizioni è conveniente. Se ci sta arrivando Sibilia dovrebbe farcela anche Travaglio.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali