Autocertificazioni 2.0

Sergio Silvestrini

Aiutare le piccole e medie imprese senza demagogia si può. Tre lezioni da Francia, America e Germania

La crisi provocata dalla pandemia si è abbattuta su un paese incapace di crescere da oltre 20 anni a causa di mali cronici sui quali esiste una vasta e condivisa letteratura. L’esplosione dell’emergenza ha reso nitidi gli ostacoli e le storture che impediscono all’Italia di tornare sul percorso dello sviluppo. Gli stati generali hanno rappresentato l’occasione per prescrivere una terapia efficace. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) ha partecipato con spirito costruttivo e senso di responsabilità presentando proposte concrete da realizzare rapidamente per avviare un processo di modernizzazione del paese. Auspichiamo che questi non diventino l’ennesima occasione sprecata.

 

Il dramma della pandemia è un’occasione storica per sancire una discontinuità e definire una visione condivisa del futuro che ci consenta di uscire da uno stallo pericoloso. Il rilancio passa attraverso un gigantesco programma di investimenti, realizzabile soltanto con il contributo determinante delle risorse europee. Ma è necessaria una radicale revisione dell’architettura normativa e burocratica. Semplificare, snellire, sbloccare devono essere i tratti distintivi del nostro ordinamento. Senza questa svolta sarà impossibile programmare e impegnare in modo efficace qualsiasi risorsa.

 

E’ indicativo il raffronto tra la produzione normativa italiana e quella di altri paesi. Soltanto il decreto “Rilancio” si compone di 166 articoli, richiede circa 110 provvedimenti attuativi tra decreti e circolari, disperdendo risorse preziose in decine di minuscoli capitoli di spesa. Gli Stati Uniti hanno risposto al Covid-19 con il Cares act che il Congresso ha approvato a fine marzo. L’unico elemento flessibile dello strumento legislativo è la dotazione di risorse che può essere potenziata in accordo tra Casa Bianca e Congresso. La Germania ha varato due manovre con provvedimenti di pochi articoli che stanziano 230 miliardi concentrandoli su quattro misure. E’ evidente che una radicale riforma della impalcatura politico-amministrativa sia urgente. La gestione dell’emergenza ha evidenziato i limiti e le storture degli strumenti ordinari. 

 

 

Un primo passo dovrebbe essere il ricorso all’autocertificazione nei rapporti tra imprese e Pa al fine di rendere effettivo il principio secondo cui gli uffici pubblici non devono chiedere informazioni di cui sono già in possesso. Oggi per avviare un’attività di autoriparatore sono necessari fino a 86 adempimenti coinvolgendo 30 enti da contattare 48 volte per un costo di 18.500 euro. La bulimica produzione di norme genera lentezza dell’azione amministrativa, disposizioni ridondanti e, paradossalmente, alimenta l’immobilismo. E’ il caso dei Piani individuali di risparmio (Pir), strumenti dal grande potenziale come alternativa al credito bancario, che non riescono a decollare poiché il decreto “Rilancio” li ha modificati per la quarta volta in meno di due anni. La certezza della norma e la sua stabilità nel tempo sono una prerogativa fondamentale per attrarre investimenti. Cna ha proposto di istituire presso ogni ministero un Consiglio per l’attuazione delle norme dove esperti e rappresentanti delle categorie produttive assicurano una funzione diagnostico-conoscitiva preventiva sull’effettivo impatto dei singoli atti. 

 

 

C’è un altro grande tema che richiede un nuovo approccio: il ruolo della piccola impresa, troppe volte dimenticata e trascurata ma che ricopre una funzione insostituibile, come ha evidenziato la pandemia. Qualche paladino della domenica del libero mercato critica il sostegno alle piccole imprese e considera i sussidi (peraltro modesti) risorse preziose sprecate. Se guardiamo ad altre economie il dibattito italiano rasenta il surreale. Stati Uniti, Germania e Francia vantano un numero di grandi imprese non paragonabile all’Italia. Eppure gli interventi per sostenere l’economia sono mirati soprattutto al sostegno delle piccole imprese. Tra le misure più significative del Cares Act americano c’è il Paycheck Protection Program, per erogare finanziamenti agevolati alle imprese con meno di 500 dipendenti trasformabili in sussidi a fondo perduto rispettando alcune condizioni, in particolare la tutela dei livelli occupazionali. Al 13 giugno la Small Business Administration ha approvato oltre 4,5 milioni di prestiti per un ammontare di 512 miliardi di dollari. La Germania ha destinato a micro e piccole imprese quasi 70 miliardi di sostegni diretti, il 30 per cento della Manovra straordinaria, e una parte assai rilevante delle garanzie pubbliche che superano gli 800 miliardi. La Francia ha stanziato 18 miliardi soltanto per il turismo, settore caratterizzato da piccole e medie imprese e ha potenziato il programma lanciato nel 2018 per accelerare l’adozione di tecnologie digitali da parte delle piccole imprese. Non solo aiuti finanziari. Nei giorni scorsi Parigi ha approvato una norma vincolante per riservare alle Pmi una quota di almeno il 10 per cento di ogni appalto pubblico. Esempi da seguire invece di alimentare e inventare contrapposizioni tra grandi e piccoli che non producono alcun beneficio ma danneggiano il paese. 

 

Sergio Silvestrini è segretario generale della Cna