Creare ricchezza contro la disoccupazione
La buona lezione americana sui sussidi svincolati dalla ricerca del lavoro
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15 JUN 20

Foto Jack Sloop / Unsplash
Larry Kudlow, consigliere economico di Donald Trump, annuncia che la Casa Bianca si opporrà all’estensione oltre luglio del sussidio federale di disoccupazione in quanto “costituirebbe un disincentivo a lavorare”. I democratici hanno già fatto approvare dalla Camera, dove sono in maggioranza, un ulteriore pacchetto di tre miliardi per prolungare i sussidi a tutto il 2021. Il Senato è controllato dai repubblicani e anche su questo si giocherà la campagna presidenziale che per Trump si è fatta in salita.
Ci sono mille motivi per attaccare The Donald, ma stavolta ha ragione, nei numeri e nel principio. E la lezione vale anche per l’Italia. Il sussidio federale è di 600 dollari alla settimana: più di 2.400 al mese, cioè oltre la paga media negli Usa. Il disincentivo al lavoro esiste, pur se a maggio 2,5 milioni di persone hanno ritrovato un impiego, benché 21 milioni, una cifra imponente, siano ancora disoccupati. “Non possiamo pagare la gente perché gli conviene starsene a casa” dice Kudlow.
Vengono in mente i sussidi a pioggia distribuiti in Italia (almeno a parole) e in altri paesi europei. Di questi ultimi peraltro il Regno Unito e la Germania, per esempio, sospendono l’erogazione appena verificano, e lo fanno efficacemente attraverso le banche, introiti da lavoro. Lo scontro in America potrebbe essere appunto terreno di scontro elettorale, ma non è un buon argomento per i democratici che dovrebbero piuttosto battersi per l’estensione dell’assicurazione sanitaria. E la sinistra, i 5s, ma anche la destra italiana farebbero bene a non applaudire pregiudizialmente agli avversari di Trump su questo fronte.
Il reddito di cittadinanza ha insegnato a sufficienza che cosa significhi dare sussidi universali svincolati dalla ricerca del lavoro, anche a chi non è ancora o non più in età lavorativa. I danni di altri strumenti quali il decreto “Dignità” by Di Maio, che impedisce il prolungamento dei contratti a termine ora che ce ne sarebbe assoluto bisogno: tutto questo disegna la differenza tra un sistema del lavoro che dipende dalla creazione di ricchezza e un sistema che si vorrebbe sempre più assistito dai (pochi) contribuenti.