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L'“italianità” e il protezionismo surreale

Redazione

Invocare lo stop a Del Vecchio perché francese è lo specchio di una politica folle

Il tema della “italianità” delle imprese, se già di per se non ha molto senso, adesso sta assumendo dei caratteri paradossali. E’ il caso del tentativo di Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica, di salire dal 9,89 per cento al 20 per cento del capitale di Mediobanca, che a sua volta controlla il 13 per cento di Generali (di cui Del Vecchio detiene quasi il 5 per cento). In questa vicenda abbiamo da un lato chi invoca l’innalzamento di un muro per difendere l’italianità di Mediobanca e Generali dall’assalto da parte di un italiano. E, dall’altro lato, c’è lo scalatore italiano che si propone come vero difensore dell’italianità della banca e delle assicurazioni italiane da scalare. E’ evidente che ormai il concetto – a prescindere dalla sua utilità – non ha alcun senso né attinenza con la realtà. La Lega e Fratelli d’Italia, attraverso i loro rappresentanti al Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), Raffaele Volpi e Adolfo Urso, manifestano allarme e preoccupazione per l’ascesa di Del Vecchio attraverso la sua Delfin perché il patron di Luxottica, in virtù della fusione con Essilor rappresenterebbe gli interessi francesi. Del Vecchio “persegue interessi diversi da quelli nazionali”. Della stessa opinione, da sinistra, Stefano Fassina di Leu che per difendere l’italianità di Mediobanca addirittura invoca il golden power e, qualora non fosse possibile, una modifica ad hoc della legge per poterlo usare. Può anche darsi, come scrive Alessandro Penati su Repubblica, che l’operazione di Del Vecchio non sia auspicabile e che la sua strategia non sia la migliore per Mediobanca e Generali, ma è pienamente legittima. Nel mercato gli azionisti che vogliono mantenere il controllo di un’azienda possono difendersi mettendoci le proprie risorse economiche, non certo invocando una tutela dello stato a proprio vantaggio e a danno di altri azionisti. L’interventismo della politica, che ormai pretende di decidere in ogni partita industriale o finanziaria chi vince e chi perde, sta diventando sempre più preoccupante. Tanto da avere dei tratti surreali: come accusare un cittadino italiano di non essere italiano.

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