Una modesta proposta

Redazione

C’è uno strumento con cui l’Ue può aiutare gli stati membri: si chiama Spv, usiamolo

Per uscire dallo sterile scontro tra il Mes e i Coronabond che sta paralizzando la risposta economica dell’Unione europea al Covid-19, è necessario fare proposte concrete. E’ quel che non ha fatto Giuseppe Conte al vertice di giovedì, limitandosi a inscenare un finto veto per cancellare dal testo la parola Mes per ragioni di politica interna. Appena una settimana prima era stato lo stesso Conte a chiedere all’Ue una linea di credito del Mes in un’intervista al Financial Times. Fantasiose soluzioni non esistono: l’Ue non può mettersi da un giorno all’altro a emettere debito senza modificare i trattati, il che richiederebbe anni. Ma i suoi stati membri possono creare una società privata, iniettarci qualche miliardo di capitale, aggiungere garanzie e farle emettere obbligazioni giocando sull’effetto leva. Si chiama “Special purpose vehicle” (Spv). Già una volta venne usato per salvare la zona euro: il 9 maggio 2010, all’inizio della crisi greca, i leader si inventarono la “European Financial Stability Facility” dotandola di 440 miliardi.

 

Oggi lo Spv può essere battezzato “European Financial Corona Facility”. La potenza di fuoco dipenderebbe da fattori come il rating dei paesi. Inevitabilmente implicherebbe condizionalità e una chiave di ripartizione dei fondi che qualcuno considererà ingiusta. Ma consentirebbe di allentare la pressione sui bilanci nazionali e dimostrerebbe che i paesi europei si danno una mano reciprocamente. Se la retorica deve prevalere sulla sostanza, chiamiamo i suoi titoli “Coronabond”, anche se non sono Eurobond. Ma l’Italia deve anche essere cosciente che, con un debito che salirà al 160 per cento e oltre, la soluzione è altrove: sta in una linea di credito del Mes, che apre allo scudo anti spread della Bce. Per averla senza troppe condizionalità serviranno serietà e credibilità.

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