L’Italia in Europa c’è
Svolta della Bce e allentamento del Patto di stabilità. Successi da rivendicare
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19 MAR 20

Christine Lagarde, Constantinos Petrides, Mario Centeno, Paolo Gentiloni, Gernot Blumel, Olaf Scholz (foto LaPresse)
Giovedì mattina i mercati si sono stropicciati gli occhi: ribassi medi del 30 per cento su tutta la zona euro. E “mercati” non significa gnomi della finanza e manovratori stile Bilderberg, la retorica nazionalista dalla quale siamo invasi in questi giorni. Vuol dire, oggi ancora più, portafogli di famiglie e imprese, possibilità di reggere alla recessione economica dopo la pandemia. Che cosa è accaduto la notte tra mercoledì e giovedì? Che la Bce che per bocca di Christine Lagarde aveva dichiarato non era affar suo restringere gli spread ha virato a U attuando un piano di acquisti di 750 miliardi: “Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie. Non ci sono limiti al nostro impegno per l’euro” ha tuittato la stessa Lagarde.
Intanto la Commissione di Bruxelles – da Ursula von der Leyen all’italiano Paolo Gentiloni – nonché il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e Klaus Regling, capo del già famigerato, da noi, Mes, il Fondo salva stati, mettono a punto strumenti eccezionali, dal lancio di “Covid-19 bond” agli Eurobond: strumenti di condivisione del debito. Non è facile (come ha scritto il Foglio, titoli europei a tripla A metterebbero in difficoltà proprio i Btp a tripla B) ma la volontà pare esserci. Ed è giusto ricordare il lavoro che ha costretto la Bce a invertire la rotta: il rappresentante italiano nell’esecutivo Fabio Panetta dopo il primo annuncio di Lagarde aveva iniziato un pressing sul board e concertato con Bankitalia acquisti autonomi. Egualmente si muovono sherpa grandi e piccoli, dal ministro Roberto Gualtieri alla presidente della Commissione economica dell’Europarlamento Irene Tinagli, fino a Giuseppe Conte, Sergio Mattarella, magari la moral suasion di Mario Draghi, tanto rimpianto dai nostri euroscettici quanto veniva prima effigiato con i denti da vampiro.
Certo che non si era mai visto il presidente della Bce scusarsi nelle forme e nei fatti (non lo fece Jean-Claude Trichet dopo l’aumento dei tassi nel 2008) né si era vista un’Europa così decisa ad accantonare vincoli e parametri. Se e quanto durerà lo capiremo. Ma va riconosciuto il lavoro di chi oggi ci rappresenta laggiù. Hanno, tutti, gli stessi tratti distintivi: sono europeisti, non indulgono alla propaganda.