Coronavirus, Milano deserta in quarantena (foto LaPresse)

Le otto cose da fare per fermare la pandemia e salvare l'economia

Paolo Manasse*

Stato d’emergenza, limitazione massima dei movimenti. E poi misure choc per imprese, lavoratori e famiglie in accordo con l’Ue

La progressione della diffusione del virus nel paese, sia per numero di contagi che decessi, non mostra la necessaria riduzione nel tasso di crescita e descrive una diffusione esponenziale. A differenza di quanto avvenuto in Cina e Corea del Sud, le misure prese finora si sono rivelate insufficienti a piegare la curva del contagio. Non voglio discutere le possibili spiegazioni: quanto le misure siano state tardive, il fatto che siano state confinate a specifiche zone e vanificate dalla cacofonia dei diversi livelli di governo (centrale, regionale, comunale), da fughe di notizie, da comportamenti individuali irresponsabili, da una pessima informazione pubblica e privata che ha a sua volta generato fenomeni di sottovalutazione, prima e di panico, dopo.

 

 

Il governo ora deve sfidare l’impopolarità e prendere misure draconiane, di ordine pubblico e di ordine economico. In parte queste misure sono state richieste dalle regioni settentrionali. Circa le prime, queste proposte hanno per obiettivo una drastica riduzione del contagio. 1) Dichiarazione dello stato di emergenza con misure che limitino la libertà di spostamento nei luoghi abitati (in alcune ore del giorno), interruzione del trasporto pubblico urbano ed extra-urbano, chiusura di stazioni ferroviarie e aeroporti, chiusura dei negozi e bar (tranne alimentari, farmacie e alcuni uffici pubblici) e dei luoghi di lavoro; le eccezioni a tali restrizioni potranno essere giustificate solo per motivi di salute e dietro documentazione medica (non mediante autocertificazione). 2) Divieto di assembramenti di oltre tre persone pena la possibilità di incorrere in denuncia e arresto, fino a contemplare nei casi più gravi il reato di epidemia colposa (fino a 12 anni) o dolosa (ergastolo). 3) Pattugliamento delle strade da parte delle forze di polizia e se necessario dell’esercito, con facoltà di procedere agli arresti immediati (domiciliari) per coloro che violano le disposizioni di emergenza senza idonea giustificazione.

 

Le misure economiche devono contrastare uno shock che, iniziato come shock di offerta con l’interruzione delle “catene del valore” della produzione in Cina, si sta ora dispiegando come fortissimo shock di domanda. Qui la risposta del governo è resa complicata dall’imperativo di non causare una fuga degli investitori dal debito pubblico italiano, visti i segnali preoccupanti dello spread. Dunque, il governo dovrebbe: 4) Abolire quota 100 e destinare le risorse ricavate alla spesa sanitaria; 5) Riformare i criteri di accesso al Reddito di cittadinanza privilegiando le famiglie con figli e non, come attualmente avviene, i single; 6) Rinviare gli adempimenti fiscali per le medie e piccole imprese e le partite Iva i cui ricavi abbiano subito una caduta superiore a una percentuale prestabilita, e in generale per i lavoratori che abbiano sofferto di una perdita di reddito analoga (per gli stessi soggetti rinviare pagamento di mutui e bollette). A copertura, lo Stato potrebbe emettere un nuovo debito a breve termine da redimere quando imprese e lavoratori adempiranno ai propri debiti fiscali. 7) Incaricare un tecnico (Carlo Cottarelli) di mettere a punto e implementare entro un mese un piano shock di riorientamento della spesa pubblica che liberi risorse attualmente destinate a interessi particolari, al fine di finanziare la sanità e la riduzione temporanea dei versamenti fiscali. 8) Promuovere presso il board della Banca Centrale Europea una politica espansiva di sostegno temporaneo alle famiglie, di acquisto di titoli emessi dalle imprese dei paesi maggiormente colpiti, di esplicito commitment a stabilizzare i tassi di interesse sui debiti sovrani; farsi promotore di nuovi investimenti della Banca Europea per gli Investimenti nei sistemi sanitari dei paesi colpiti dal virus.

 

* Paolo Manasse è economista, Università di Bologna

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