La Bce terrorizza i mercati e Lagarde diventa parte dei problemi del contagio

Luciano Capone e Renzo Rosati

La presidente annuncia nuove misure, ma dello spread se ne lava le mani. Guai seri: Btp/Bund a 260, Borsa -17%. Dura nota del Quirinale

Roma. A tutti è venuto in mente Mario Draghi, quando nel momento più delicato della crisi dei debiti sovrani disse che la Bce avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l’euro: “Whatever it takes”, le tre parole che in effetti salvarono la moneta unica. Christine Lagarde, invece, nel mezzo della pandemia che sta colpendo più intensamente l’Italia e che si estenderà al resto d’Europa dice: “We are not here to close spreads”. Non siamo qui per ridurre gli spread. Una frase formalmente corretta, ma che nel contesto attuale è stata benzina sul fuoco: lo spread schizza oltre i 260 punti. Se nel 2012 Draghi avesse pronunciato le stesse parole di Lagarde molto probabilmente i debiti sarebbero esplosi e ora non esisterebbe più l’euro.

 

  

La nuova Bce, al suo primo appuntamento con una crisi, ha deluso profondamente le attese non solo dei mercati. Più che dalle decisioni prese all’unanimità – poche, ma le armi a disposizione sono ormai scarse e pure spuntate – la delusione è venuta dalla mancanza di un vero messaggio, a parte l’ invito ai governi ad “agire con misure ambiziose e coordinate”. In concreto la Bce ha lasciato invariati i tassi già negativi di mezzo punto; ha lanciato finanziamenti agevolati per le banche (Tltro), che nelle intenzioni è liquidità che dovrà finanziare l’economia reale; ha annunciato un ampliamento del Quantitative easing di 120 miliardi fino a dicembre. Infine ha rinviato al prossimo anno gli stress test sulle banche (anche perché lo stress test reale è già in atto). La reazione dei mercati è stata un’impennata degli spread e un crollo delle borse. Il differenziale Btp-Bund ha superato nel finale i 260 punti. In percentuale è andata peggio a Francia, Belgio e Irlanda con rialzi che hanno raggiunto, nel caso irlandese, l’80 per cento e si sono tenuti in media intorno al 30. Le borse non hanno fatto meglio, con perdite dei listini europei intorno al 10 per cento (-17 Piazza Affari), alle quali si sono aggiunti con effetto moltiplicatore i ribassi di Wall Street pur frenati dai blocchi automatici delle vendite.

 

Ma decisioni di politica monetaria a parte, il vero disastro è stata la conferenza stampa di Madame Lagarde, la peggiore della storia della Bce. “Nessuno si dovrebbe aspettare che le Banche centrali siano le prime a rispondere in situazioni di choc globale come una pandemia”, ha detto. E poi la gaffe rovinosa in risposta alle difficoltà di paesi come l’Italia: “Non siamo qui per restringere gli spread”. Una frase che ha fatto bruciare miliardi dei cittadini italiani, attraverso l’impennata dei rendimenti dei titoli di stato, come se non bastassero già i danni del coronavirus. Anche le reazioni dei commentatori sono negative. L’economista Nouriel Roubini definisce quello di Lagarde “un grosso errore”, e dice che la Bce avrebbe dovuto pubblicare “una dichiarazione di chiarimento urgente spiegando che sotto alcune condizioni, paesi come l’Italia possono beneficiare delle Omt” (l’aiuto illimitato). Lagarde voleva impressionare i mercati nella sua prima occasione importante e ci è riuscita, ma negativamente.

 

In Italia già conoscevamo l’effetto delle dichiarazioni sbagliate sullo spread, ma fino a pochi mesi fa provenivano dai nostri apprendisti stregoni no euro, ora dalla presidente della Bce. Si pensava che il punto forte di una “politica” come Lagarde al vertice dell’Eurotower erano proprio le doti comunicative, e invece anche in questo campo era nettamente meglio un tecnico come Draghi. E’ la differenza tra dire, nel momento cruciale, “non è il nostro lavoro” al posto di “faremo tutto ciò che serve”. In serata, dopo la reazione dei mercati, si è fatto sentire il presidente Sergio Mattarella: “L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto al coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i paesi dell’Ue – dice il Quirinale –. Si attende quindi, a buon diritto, quantomeno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”. In questo periodo di epidemia, lavarsi le mani è l’indicazione che tutti dovrebbero seguire. Tutti, tranne la presidente della Bce. 

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