L'asso nella manica di Leonardo è Boeing

Redazione

Forniture globalizzate proteggono il gruppo guidato da Profumo dai nuovi dazi

Gli Stati Uniti continuano a ritenere che l’Unione europea abbia offerto sussidi pubblici impropri ad Airbus danneggiando così Boeing e per questo consolidano la politica protezionistica nel settore aerospaziale. Una nuova ondata di dazi colpirà, infatti, le importazioni di aeromobili europei a partire dal 18 marzo. Le nuove tariffe subiranno un ulteriore incremento dal 10 al 15 per cento per effetto sempre della decisione dell’organizzazione mondiale del commercio (Wto) che lo scorso anno ha sostanzialmente autorizzato il presidente americano Donald Trump a controbilanciare con i dazi la perdita di competitività subita dal produttore americano.

 

Questa mossa potrebbe danneggiare anche l’italiana Leonardo, il cui amministratore delegato, Alessandro Profumo, è alle soglie della scadenza del mandato, se non fosse che una provvidenziale politica di diversificazione nei contratti consente al gruppo di ammortizzare l’impatto di una disputa internazionale destinata a riservare ancora delle sorprese. Non è escluso, infatti, che il Wto, con una decisione attesa in primavera, autorizzi a sua volta l’Europa a introdurre tariffe sull’importazione di aerei Boeing dagli Usa pareggiando la partita.

 

Intanto, gli effetti della querelle sembrano, per ora, penalizzare, il produttore europeo Airbus (il titolo è ai minimi da due mesi per dati 2019 che hanno registrato una perdita di oltre 1,3 miliardi di euro) e la sua catena di fornitori, nella quale spicca Leonardo che sta attualmente partecipando al programma Airbus A321, che ha linee di assemblaggio finali a Mobile (Alabama), Amburgo e Tolosa. Ma, come fanno notare gli analisti di Mediobanca Securities, Leonardo, che ieri ha perso oltre l’1 per cento a Piazza Affari per i timori dei nuovi dazi, è anche un fornitore chiave di Boeing. Pertanto, le vendite potenzialmente più basse di Airbus negli Stati Uniti dovrebbero tradursi in vendite più elevate per Boeing, con un impatto limitato sui profitti. Ecco un esempio in cui la globalizzazione gioca a favore della salvaguardia di un’impresa e dei posti di lavoro.

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