Lo sgradito ritorno del fisco nemico

Redazione

La lotta all’evasione è già diventata un cocktail vessatorio per il contribuente

Dalla giusta lotta all’evasione fiscale, che per questa legge di Bilancio era stata annunciata come finalizzata a una manovra espansiva per famiglie e imprese, l’esecutivo rossogiallo sembra preparare, vantandosene, misure sulle tasse di stampo vessatorio. Mentre si riduce ciò che dovrebbe riguardare la crescita, per non parlare della “svolta verde” (il Green New Deal) e, tanto per cambiare, gli investimenti. Molto ci mettono ministri, viceministri e sottosegretari attenti a parlare alla loro constituency politica; il che alimenta la propaganda contraria anche esagerata. Ma ogni giorno che si avvicina alla presentazione delle legge di Bilancio – la settimana prossima – e alla sua approvazione il 31 dicembre il quadro si arricchisce di indiscrezioni che lasciano presagire strette fiscali e complicazioni che con il contrasto all’evasione hanno poco a che vedere: ultimo esempio, lo scorporo automatico dai crediti d’imposta Irpef, anche quelli ricavabili dai normali modelli 730 precompilati (non propriamente lo strumento abituale degli evasori), di debiti per cartelle esattoriali iscritte a ruolo.

 

Un divieto di compensazione esiste già, ma non in questa forma e non per i 730: nel quale per definizione i crediti, come i debiti, vengono calcolati dall’Agenzia delle entrate, mentre per le cartelle spesso esistono contenziosi non necessariamente a opera di furbi evasori. Lo stesso 730 precompilato era stato introdotto dal governo Renzi come un esempio di “fisco amico”, soprattutto per le famiglie, e per questo ha avuto successo. Un successo basato però sul presupposto di correttezza e neutralità da parte dell’erario; che se agisce come esattore ex ante il rapporto di fiducia finisce, il fisco torna nemico, l’opportunità di non perdere tempo fra moduli e scontrini è vanificata. Stessa cosa per la penalizzazione sulle detrazioni derivanti da spese non effettuate con carte, bancomat e bonifici. Incentivare l’utilizzo della moneta elettronica è giusto, trasformare i contribuenti in controllori fiscali è tutt’altro discorso. Ai professionisti che non emettono fattura deve provvedere la Guardia di Finanza, non i clienti. Tornare al fisco nemico per finanziare spesa pubblica improduttiva è un cocktail indigeribile.

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