Perché la manovra può essere espansiva solo con l'aiuto dei mercati

Luciano Capone

Deficit al 2,2, Iva contenuta, impatto sulla crescita dello 0,2. Svolte poche, ma la riforma strutturale è tutta nello spread. Fardelli passati, balzelli evitati

Roma. “Li abbiamo trovati”, ha dichiarato il premier Giuseppe Conte prima di entrare in Consiglio dei ministri per l’approvazione della Nadef, riferendosi ai 23 miliardi necessari a disattivare l’aumento dell’Iva deciso dal governo (Conte) precedente. Ovviamente non c’era alcun “tesoretto” nascosto nei cassetti di Palazzo Chigi, le risorse sono state prese a prestito, innalzando il deficit al 2,2 per cento rispetto all’1,4 tendenziale.

 

Il grosso delle altre coperture arriva da 7 miliardi di “lotta all’evasione”, che può nascondere una rimodulazione delle aliquote Iva e su cui si tratterà nei mesi a venire. È questo il nucleo della prossima manovra, che includerà un mini taglio del cuneo fiscale (circa 2,5 miliardi) e investimenti green. Non c’è molto di più, ma neppure la tassa sulle merendine e gli altri balzelli escogitati in queste settimane. Si tratta di una politica fiscale espansiva, che peggiora il saldo primario di 0,2 punti – in accordo con Bruxelles – ma che dovrebbe stabilizzare un debito in crescita (al 135 per cento). L’impatto sulla crescita per il 2020 sarà di 0,2 punti, salirà dallo 0,4 allo 0,6 per cento, essenzialmente per effetto del mancato aumento dell’Iva.

 

D’altronde non si poteva chiedere molto di più a un governo nato da un mese. Serviva discontinuità su misure dannose, come quota 100 e reddito di cittadinanza, ma è politicamente impossibile per il M5s. Al momento la vera manovra è quella politica, fatta ad agosto, che ha accompagnato Salvini e il suo antieuropeismo fuori dal governo facendo calare lo spread. Quella è già una “riforma strutturale”, come ha detto Conte alla Camera, ammettendo implicitamente i danni inflitti dal suo precedente esecutivo. La manovra economica, con quel fardello da 23 miliardi sulle spalle, doveva solo evitare l’aumento delle tasse e gli scontri con l’Europa e i mercati. Il ministro dell’Economia Gualtieri pare esserci (quasi) riuscito.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali