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Pechino prova a difendersi dai dazi di Trump

La Cina svaluta lo Yuan e limita l'importazione di materie prime agricole americane. Di nuovo giù le Borse europee mentre si intensifica la caccia ai bund tedeschi

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marchesano@ilfoglio.it

5 Agosto 2019 alle 13:10

Guerra commerciale: pressing senza fine sui mercati europei

foto LaPresse

Milano. I mercati finanziari europei sono ancora negativi per i timori dell'inasprirsi della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, mentre gli investitori intensificano la caccia ai Bund tedeschi, che hanno un rendimento negativo dello 0,5 per cento. La reazione del governo di Pechino all'annuncio che la Casa Bianca farà partire dal primo settembre dazi del 10 per cento su 300 miliardi di dollari di merci cinesi non si è fatta attendere: è stata decisa, infatti, la svalutazione dello Yuan e  limitazioni all'importazione di merci agricole da Washington. Tra gli investitori prevale il pessimismo per il deteriorarsi dei rapporti tra le due superpotenze, dopo che il tavolo di Shangai della scorsa settimana si è concluso con l'annuncio del presidente americano, Donald Trump, giovedì sera. I negoziati, in teoria, dovrebbero tenersi nei primi giorni di settembre.

 

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Le Borse asiatiche hanno accusato forti perdite nella notte, con Hong Kong negativa di quasi il 3 per cento. In discesa tutti i listini europei, che a metà mattina stanno aggravando le perdite: Parigi e Londra sono le più penalizzate (vanno giù di oltre il 2 per cento), ma anche Milano, Francoforte e Madrid sono sottoposte a un forte pressing con cali superiori all'1 per cento. Insomma, un crollo estivo che non trova la strada del recupero perché gli investitori temono che non sia finita qua. Come spiegano gli analisti di Bofa Merrill Lynch in un report, l'annuncio del presidente Trump "è un'importante escalation in quanto è la prima grande incursione nelle tariffe dei consumatori. Tutte le opzioni sono ora aperte. Si rischiano tariffe del 25 per cento su tutte le merci cinesi e misure contro le automobili e il Vietnam. Ribadiamo la nostra opinione secondo cui la svolta accomodante della Fed sta incoraggiando l'amministrazione americana a prendere una posizione più aggressiva sul commercio". 

 

Intanto, secondo gli analisti di Axa IM, l'escalation delle tariffe aggiungerà rischi al ribasso per l'economia cinese e spingerà Pechino a accelerare la risposta politica (la svalutazione della moneta è già un primo segnale tangibile). In questo contesto, è possibile che l'allentamento delle politiche monetarie possa diventare più proattivo, anziché reattivo, ai dati. La Cina potrebbe mantenere la crescita al di sopra del 6 per cento nel secondo semestre dell'anno lavorando di più con un allentamento delle politiche prima che il pieno impatto delle tariffe arrivi all'inizio del 2020.

Mariarosaria Marchesano

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    05 Agosto 2019 - 15:03

    Bisognerebbe notare che molte aziende cinesi sono indebitate in dollari, se lo yuan viene fatto affondare sono guai. Inoltre, la crisi di Hong Kong ha già avviato la fuga dei capitali (che per gran parte sono di privati cinesi che li parcheggiano nell'ex-colonia). Con le tariffe in vigore il calo dello Yuan non spingerà le esportazioni verso gli USA.

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