Quei negozi chiusi che il governo non vede

Secondo Confesercenti nel 2019 spariranno 5 mila attività commerciali, 14 al giorno. La presidente De Luise: “Ci troviamo di fronte ad una crisi aziendale gravissima, anche se nessuno sembra accorgersene”
di
22 JUL 19
Immagine di Quei negozi chiusi che il governo non vede

Foto LaPresse

Bisognerebbe chiederlo a loro se questo 2019 sarà effettivamente un anno bellissimo. Bisognerebbe chiederlo agli oltre 5 mila negozi che, secondo le stime di Confesercenti, saranno costretti a chiudere. Più o meno 14 al giorno. Un dato che testimonia, come se ce ne fosse bisogno, che la crisi dell'Italia è molto più profonda di quello che il governo gialloverde racconta. E che quella del commercio è diventata ormai strutturale.
“C’è bisogno di un intervento urgente per fronteggiarla: chiederemo al governo di aprire un tavolo di crisi – spiega Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti – Se si pensa che, in media, ogni piccolo negozio che chiude crea due disoccupati, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una crisi aziendale gravissima, anche se nessuno sembra accorgersene. Persino il commercio su aree pubbliche è in difficoltà, messo a terra da un caos normativo che ha accelerato la marginalizzazione dei mercati e il dilagare dell’abusivismo. Non è un problema dei soli commercianti: gli effetti collaterali della crisi del settore si estendono anche alla dimensione sociale e urbana. La tradizionale rete di vendita aiuta a dare identità ad un luogo e rende maggiormente attrattive le aree urbane. Per le quali il commercio è un settore economicamente significativo, che contribuisce a produrre reddito locale ed occupazione”.
Principale “motore” di questa crisi è la spesa delle famiglie che nel 2019, senza un'inversione di tendenza, farà segnare un calo dello 0,4 per cento delle vendite: oltre un miliardo di euro in meno rispetto al 2018, il risultato peggiore degli ultimi quattro anni.
Oggi, secondo i dati di Confesercenti, le famiglie italiane spendono annualmente 2.530 euro in meno rispetto al 2011 e questo avviene sia al sud che al nord: le famiglie lombarde hanno ridotto i loro consumi del 3,5 per cento, quelle venete del 4,4 per cento, poco meno di quanto avvenuto in Calabria, dove la contrazione è stata del 4,8 per cento. Se a questo si aggiunge anche la concorrenza di web e outlet ecco che la crisi appare irreversibile Secondo l'associazione quasi un’attività commerciale indipendente su due chiude entro i tre anni di vita e oggi, rispetto al 2011, ci sono 32mila negozi in meno.
“È necessaria un’azione organica, ad ampio spettro, per restituire capacità di spesa alle famiglie e per accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale web - continua De Luise –. Serve formazione continua per gli imprenditori, ma anche sostegno agli investimenti innovativi ed un riequilibrio fiscale che consenta una concorrenza alla pari tra offline e online. Apprezziamo le iniziative di confronto con le parti sociali annunciate dal governo: siamo pronti a fornire il nostro contributo sotto il profilo dell’analisi e dei possibili interventi. Per questo siamo in attesa degli incontri con le parti sociali proposti dal Governo. Un’iniziativa che riteniamo positiva ed utile: l’auspicio, però, è che si tratti di incontri sostanziali e non formali. Le nostre emergenze sono concrete e ci attendiamo risposte concrete”.