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L’Europa fa bene al lavoro

Record di occupazione nella zona Euro. Cattive notizie per il decreto dignità

4 Giugno 2019 alle 20:54

L’Europa fa bene al lavoro

Foto LaPresse

I dati sull’occupazione pubblicati ieri dall’Istat offrono un quadro stagnante, oltre che contraddittorio, del mercato del lavoro italiano – tra i più deboli d'Europa – in cui si riflettono scelte di politica economica del governo giallo-verde che non hanno messo al primo posto gli investimenti. Ad aprile il tasso degli occupati è praticamente stabile al 58,8 per cento rispetto al mese precedente mentre il dato è leggermente in crescita rispetto allo stesso mese del 2018 (più 0,3 punti percentuali). Per contro anche il tasso di disoccupazione è rimasto sullo stesso livello del mese precedente al 10,2 per cento. Peggio – come rileva l’Eurostat – fanno solo la Grecia (18,5 per cento a febbraio) e la Spagna (13,8 per cento).

 

Non ci sono effetti positivi generati dal decreto dignità, approvato la scorsa estate, anzi, ad allarmare è un aumento vistoso della disoccupazione giovanile (arrivata al 31,4 per cento, 0,8 punti percentuali in più rispetto a marzo). Aumentano, invece, gli occupati tra gli ultracinquantenni, con buona pace del fantomatico ricambio generazionale che una misura come quota 100 avrebbe dovuto assicurare. Neanche questo si vede, ovvio.

 

L’Italia si conferma una nazione deviante rispetto alla tendenza europea: il tasso di disoccupazione è sceso al livello più basso in oltre un decennio nei 19 paesi dell’euro, al 7,6 per cento in aprile dal 7,7 per cento di marzo. La cifra è la più bassa da agosto 2008. La disoccupazione italiana invece si mantiene sopra la soglia psicologica del 10 per cento, terzultima in Eurozona, con una prospettiva che non lascia prevedere un miglioramento nei prossimi mesi. Il dato occupazionale potrebbe infatti peggiorare in prospettiva considerato l’aumento dei tavoli di crisi aziendale aperti presso il ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio. Il numero di situazioni critiche è arrivato a quota 150 con Whirlpool, Mercatone Uno e, da ultima, Unilever. Casi nei quali, complessivamente, sono in discussione 200 mila posti di lavoro.

Redazione

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