(Foto Imagoeconomica)

Appunti sulla fiera dell'oil & gas ai tempi del cialtronismo politico

Massimo Nicolazzi

La Offshore Mediterranean Conference non è mai stata così sottotono tra “blocca trivelle” e balbettii gialloverdi sull’East Med

Era felice Ravenna. Erano i tempi che a produrre gas in Italia si era benefattori. E Ravenna era lo sbocco a mare di un distretto di eccellenza tecnologica che nella sola attività estrattiva dava lavoro a qualche migliaio di persone. Ogni due anni si faceva vetrina, ospitando un evento, l’Offshore mediterranean conference (Omc), che oltre a essere fiera di tecnologia era ricettacolo di ministri e capi azienda del mediterraneo intero. Tutti al Grand Hotel a Marina a contemplare dalla spiaggia le piattaforme a mare che come fossero quinte davano perimetro all’orizzonte; e magari a pensar golosi alle orate ed alle cozze che ci nidificavano sotto. Con un’industria che aveva abbastanza consenso da poter quasi ostentare; e la vetrina Omc che culminava perciò spesso in un concerto o opera immancabilmente diretti da Muti. Com’è triste ora Ravenna all’Omc 2019. La fiera è come e meglio di sempre, per tecnologia (che non è solo digitale ma anche meccanica di grandissima precisione) e altro.

 

Però la cerimonia di apertura, che un tempo era impossibile entrarci e adesso per la prima volta la sala non era piena e alcune aziende hanno scelto di non essere rappresentate dai vertici. E poi i paesi mediterranei con i ministri e in generale i governi per la prima volta non pervenuti e la rappresentanza lasciata ai funzionari tecnici. E due fantasmi a spiegarti le assenze in libera visita agli stand: la moratoria di 18 mesi sulle nuove perforazioni e il gasdotto East Med. La moratoria: è venuta a Ravenna la politica, quella che si dice del fare. E in Omc al distretto ha spiegato che a loro ci tiene, e che porterà il problema a ogni tavolo, e che è con loro; però devono capire che al governo sono in due e che l’alleato deve essere d’accordo, posto che il quadro politico è “irreversibile”.

 

Quello che a torto o a ragione hanno capito le donne e gli uomini del distretto è che se tra 18 mesi non sono falliti magari se ne può riparlare; e scusateli se questo loro comprendere gli ha aggiunto tristezza. E poi l’East Med: il gas del mediterraneo orientale e come portarlo qui. Se viaggia via tubo, l’Italia ne diventa un necessario punto di atterraggio. Via tubo o arriva qui o non arriva. Nel 2017 l’Omc era perciò affollata di rappresentanti di governi dell’est mediterraneo che diffondevano il verbo East Med nel paese che ne era il mercato naturale e (si sperava) anche lo sponsor politico occidentale. Ci prendemmo un impegno, con il governo di prima, a studiarcelo insieme a Israele, Cipro e Grecia.

 

Abbiamo fatto parte con questo governo del Forum di gennaio al Cairo, che includeva anche Egitto, Palestina e Giordania. Poi partì la rivolta. Un altro tubo in Puglia non può arrivare. Proteste e petizioni; quasi che siccome la peste ce la portarono da oriente le navi la Xylella in Puglia ce la portassero i gasdotti. Grecia, Israele e Cipro con il loro progetto avanzano; ed Egitto, Palestina e Giordania non vi sono malevoli, che lo vedono comunque compatibile e aggiuntivo a fare liquefazione per l’export in Egitto. Sul tubo era previsto per fine marzo un accordo intergovernativo Grecia-Israele-Cipro-Italia; ma l’Italia è scomparsa dalla scena, come evaporata. Gli altri tre si sono visti, e hanno riaffermato la volontà di andare avanti.

 

A domanda sull’Italia la stampa internazionale dice che rappresentanti dei tre, a condizioni di anonimato, riferirebbero che il segnale dall’Italia è che non è il caso che ci si disturbi prima delle europee; e che dopo magari e però forse se ne parla. Più che abbastanza per capire perché Ravenna sia andata triste e deserta. Il tema non è se perforare sia bello o l’East Med conveniente. Il tema è che nella gelatina di moratorie e rinvii di tutto si parla men che del merito. E che gli impegni presi con altri paesi si riducono a meno che carta. Le parole del governo affermano che dobbiamo diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e rivendicano una nostra leadership (?) mediterranea. Il deserto di Ravenna racconta meglio di un saggio l’incomunicabilità di parole e prassi. La linea di confine tra politica e cialtroneria, se ancora esiste, sembra farsi sempre più sottile.

Di più su questi argomenti: