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Per l’automobile non sarà un anno bellissimo grazie ai prelievi dimaieschi

Un j’accuse al governo che con la misura del bonus/malus stanno facendo “tanto male” a un settore con 6mila aziende da più di 100 miliardi di ricavi, che contribuisce per il 6 per cento alla crescita del pil

27 Febbraio 2019 alle 17:24

Per l’automobile non sarà un anno bellissimo grazie ai prelievi dimaieschi

Foto LaPresse

Roma. “Un miracolo questo governo l’ha fatto: sull’ecotassa ci ha messi tutti d’accordo, produttori, rivenditori e clienti è l’ennesima misura vessatoria. Eppure il primo partito in Italia è quello degli automobilisti, siamo oltre 17 milioni, se ci coalizzassimo tutti insieme”. A parlare al Foglio è Michele Crisci, amministratore delegato della Volvo e da oltre due anni presidente dell’Unrae, l’associazione che rappresenta le case automobilistiche estere operanti in Italia, e con esse circa il 75 per cento del mercato italiano. Lui con Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, Paolo Scuderi numero uno di Anfia, Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci, Piero Innocenti, direttore generale di Porche Italia e Roberto Pietrantonio, ad della Mazda si sono dati appuntamento ieri a Roma. Non è l’incontro di alcuni carbonari contro l’esecutivo gialloverde, l’occasione è di presentare il Parco Valentino, la manifestazione dell’automotive più importante d’Italia, alla quinta edizione a Torino dal 19 al 23 giugno. Ma l’incontro si trasforma in un j’accuse al governo Di Maio-Salvini che con la misura del bonus/malus stanno facendo “tanto male” a un settore con 6mila aziende da più di 100 miliardi di ricavi, che contribuisce per il 6 per cento alla crescita del pil e garantisce, ogni anno, un gettito fiscale medio di 74 miliardi di euro.

 

“Abbiamo cercato in più occasioni di sensibilizzare il governo sulla crisi che stava per colpire il nostro settore – dice al Foglio Paolo Scudieri numero uno di Anfia – Noi siamo un comparto precursore dei cicli economici. Ma non ci ha dato retta nessuno”. E i dati parlano da sé: il calo della produzione industriale per l’automotive è a -3,4 per cento a fine 2018, con una contrazione delle autovetture prodotte del 10 per cento. “Di certo non sarà un anno bellissimo”, continua Scuderi, quasi a paragrafare il leit motive del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e, se si scendesse al di sotto dei 2 milioni di immatricolazioni, il rischio è di riportare le “lancette della storia a oltre dieci anni fa”. “Tanto malus che fa poco bonus quando siamo ormai all’entrata in vigore dell’ecotassa – dice Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto che ha fatto anche due calcoli veloci – Questo ulteriore balzello dell’auto provocherà allo stato meno introiti per Iva e Ipt (imposta provinciale di tassazione) e per i concessionari, che venderanno circa 100mila auto in meno, un esubero di almeno 10mila unità”. Tutti si dicono convinti che il problema vero, però, sia il rinnovo del parco auto. In Italia circolano 37 milioni di autovetture, di queste il 17 per cento ha più di dieci anni. Solo che il passaggio all’elettrico non può essere “imposto con tale violenza” continua ancora Scuderi “e, soprattutto, non è democratico sapere che la grande concentrazione di questa produzione è fuori l’Europa. Per noi è un danno enorme”. Anche perché a fare i conti ci pensa il presidente dell’Unrae: “Si vendono mediamente 20mila auto elettriche/ibride l’anno, con questo ritmo, ci vorranno 18 anni per ringiovanire il nostro parco auto, senza considerare che non ci sono le infrastrutture adatte. Serve un piano organico, abbiamo provato a spiegarlo al governo ma la cosa più frustrante è che non sappiamo a chi spiegarlo, non c’è una controparte, ci sembra proprio che mancano le competenze per comprenderlo”. “Non è più tempo di discutere – dice Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci – Abbiamo una massa di auto vecchie e uno zoccolo duro che non riusciamo a eliminare. Non è stato fatto nulla per superare questa zavorra”.

 

Che poi sono misure su cui quelli delle quattro ruote sono tutti d’accordo: un credito d’imposta per gli investimenti, un’agevolazione per il costo della formazione e un cuneo fiscale più leggero per far aumentare la busta paga dei dipendenti e rilanciare anche in questo modo i consumi interni. E invece, dice il presidente di Federauto, “sull’ecotassa si è fatto l’errore di considerarlo un provvedimento ecologico mentre è solo un provvedimento fiscale. L’auto è la mucca da mungere”.

Giancarlo Salemi

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Commenti all'articolo

  • manfredik

    27 Febbraio 2019 - 18:06

    Ma ci sarà pure qualcuno che li vota questi. Hanno tutti contro ma vincono le elezioni. Classe media, se ci sei ancora, batti un colpo!

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