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Campioni europei e bidoni nazionali

L’Italia si allinea all’asse franco-tedesco contro la concorrenza in Unione europea. Male

14 Febbraio 2019 alle 06:04

Campioni europei e bidoni nazionali

Foto LaPresse

La concorrenza è la linfa dell’Europa, la politica industriale la sua fine. “Dobbiamo rifondare le regole della concorrenza europee”, ha scritto il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, dopo che la Commissione aveva bocciato la fusione tra Alstom e Siemens. Secondo Margrethe Vestager, titolare del dossier, il merger avrebbe danneggiato gli interessi dei consumatori e del mercato. Parigi, invece, pensa che la competition policy debba cedere il passo quando subentrano obiettivi più vasti, come quello – perseguito d’accordo con Berlino – di far nascere un colosso mondiale dei sistemi ferroviari.

   

Lo scontro va oltre il caso specifico e ci interroga sull’Europa che vogliamo. Da un lato abbiamo l’ortodossia della Commissione, secondo cui gli interessi dei consumatori non possono essere subordinati a quelli delle imprese. Dall’altro, diversi stati membri rifiutano l’idea di regole uguali per tutti e pretendono di essere loro a scegliere i vincitori del confronto competitivo. L’idea è che, se anche questo implica un aumento dei prezzi o una minore libertà di scelta, i Big europei a lungo andare creeranno prosperità diffusa. Che è un po’ come dire: la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

  

E l’Italia? Il nostro paese si trova in una situazione surreale. In principio, essendo politicamente debole e isolato e avendo un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese, dovremmo cercare la protezione delle regole piuttosto che l’arbitrio della politica industriale. Abbiamo più chance di veder riconosciute le nostre ragioni da un giudice imparziale a Bruxelles, piuttosto che da una sfida a braccio di ferro con gli altri stati. Invece, poche settimane fa il governo Conte ha sottoscritto una lettera in cui di fatto appoggia le richieste franco-tedesche. Il paradosso è che la nostra insofferenza per la politica della concorrenza non nasce dalla speranza di imporre qualche nostra grande impresa, ma da quella di derogare agli aiuti di stato per salvare l’Alitalia del caso grazie al soccorso delle Ferrovie di turno. La concorrenza è un presidio a tutela di tutti, ma c’è una comprensibile ambizione in chi la vuole aggirare per dare fiato ai campioni europei. Fa invece un po’ di tristezza chi detesta la competizione nel nome dei propri bidoni nazionali.

Redazione

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