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Cosa rischia l’Italia sulla Tav

Soldi e reputazione. La propaganda di Salvini e Di Maio dovrà finire

5 Febbraio 2019 alle 06:08

Cosa rischia l’Italia sulla Tav

Foto LaPresse

Presto il vicepremier Matteo Salvini dovrà passare dai “toni del pragmatismo” al pragmatismo in senso letterale. “Non solo si va avanti con la Tav – ha detto al Messaggero domenica – Ma in una fase di rallentamento generale dell’economia, dalla Cina alla Germania, dobbiamo rilanciare con un grande piano di opere pubbliche, in cui rientra la Tav insieme all’apertura e allo sviluppo di 400 progetti, da nord a sud”. Salvini usa la Tav come fonte di dissenso con il M5s così da avere una battaglia di propaganda utile a incrementare il consenso della Lega in vista delle elezioni europee.

 

Tuttavia la propaganda sarà presto superata e proseguire con le chiacchiere porterà a uno stallo nella costruzione della ferrovia Alta velocità Torino-Lione considerata superflua dal M5s. “Chi se ne frega di andare a Lione”, dice il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli. Andare a Lione, in realtà, frega a parecchi.

 

Il prossimo 19 febbraio si riunirà il consiglio del consorzio franco-italiano Tunnel Euralpin Lyon Turin (Telt), partecipato con quote paritetiche da Ferrovie dello stato e dallo stato francese. Gli azionisti dovranno dire se il progetto deve fermarsi o proseguire dopo che era stato messo in stand by fino al dicembre dell’anno scorso. In caso di ulteriore richiesta di proroga il consorzio dovrebbe dare la parola nuovamente agli stati e si entrerebbe in una fase molto critica, in particolare se è l’Italia a mettere in discussione l’opera. In ballo c’è il finanziamento europeo già erogato (813 milioni di cui ne sono stati utilizzati 200) e soprattutto la quota principale del finanziamento europeo per completare l’opera (poco meno di 3,5 miliardi che possono arrivare a 4,3 su 8,6 miliardi complessivi). L’Italia si presenterebbe sia come parte inadempiente (per il ritardo dei lavori) sia come parte conflittuale (perché sta rallentando l’opera) col rischio di esporsi a rivendicazioni risarcitorie francesi. Con la fame di finanziamenti europei per infrastrutture da parte di altri stati, i soldi per la Tav potrebbero facilmente trovare altra destinazione, a maggior ragione visto che la Commissione europea è ostile a Roma. Rilancio dell’economia? Non è rimasto molto tempo per dimostrare di essere pragmatici.

Redazione

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