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Gli stimoli non finiscono mai

Il mondo rallenta, così Fed e Bce tornano indietro sui piani di normalizzazione

2 Febbraio 2019 alle 06:00

Gli stimoli non finiscono mai

La sede di Francoforte della Bce

I dati pubblicati venerdì hanno mostrato che l’inflazione nella zona euro è scesa a gennaio (dall’1,6 all’1,4 per cento). L’inflazione di fondo (depurata dai prezzi dell’energia e dei beni alimentari) è al rialzo (dall’1 all’1,1 per cento) ma è dubbio che mantenga la tendenza ed è comunque sotto l’obiettivo del 2 per cento della Banca centrale europea. Insieme al rallentamento dell’economia continentale, alla recessione italiana, e al calo della produzione industriale tedesca, l’inflazione che non rialza la testa motiverà la Bce a tenere i tassi vicino allo zero a lungo. La particolare debolezza dell’euro ha indotto la Bce a sottolineare che i precedenti piani di inasprimento delle politiche dipendono dai dati economici in arrivo. E se la debolezza continuerà è plausibile che un rialzo dei tassi, prima previsto entro il 2019 verrà rimandato al 2020. Dopo la riunione del 24 gennaio, la Bce ha mantenuto l’impegno a lasciare i tassi di interesse invariati “almeno durante l’estate del 2019”. Negli Stati Uniti invece la crescita tiene il passo e la disoccupazione è al livello fisiologico (4 per cento) ma la Fed sembra riluttante a rialzare i tassi di interesse perché la crescita mondiale è prevista in contrazione.

 

La normalizzazione della politica monetaria a tappe serrate che si poteva prevedere solo alla metà dell’anno scorso è probabilmente da considerarsi rimandata. Anzi la Bce di Mario Draghi potrebbe essere costretta a prendere in considerazione ulteriori provvedimenti. Draghi ha detto che la Bce ha ancora il suo “kit di strumenti completo disponibile”. Nel “kit” rientra anche il Quantitative easing, il piano di acquisto di titoli pubblici ritirato a gennaio. L’idea che una recessione continentale possa convincere la Bce a riusarlo è fantasiosa, al momento. Però è possibile un nuovo round di finanziamenti alle banche. Gli operatori se l’aspettano: un sondaggio Assiom Forex/Radiocor dice che è atteso dal 78 per cento degli operatori interpellati. Anche perché le banche dovranno restituire il precedente round di prestiti entro i prossimi 18 mesi e, vista la congiuntura, avrebbero difficoltà a farlo senza aiuti. In caso la Bce dovrà rifinanziare, almeno in parte, le banche per ripagare se stessa.

Redazione

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