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Sull'auto elettrica Di Maio & Co danno i numeri

In 39 anni gli italiani hanno comprato 5 milioni di Fiat Panda. Ora, secondo i piani del governo, hanno 11 anni di tempo per comprare 6 milioni di modelli elettrificati

20 Gennaio 2019 alle 06:11

Sull'auto elettrica Di Maio & Co danno i numeri

Un raduno di Pandisti a Pandino. Foto LaPresse

Con l’ideazione della contestata ecotassa il governo gialloverde ha dimostrato di avere particolare attenzione nei confronti dell’auto elettrica, tanto da essere disposto (quasi) a tutto pur di incentivarla. A tal proposito, sempre nella ciclopica, ma poco letta, legge di bilancio, c'è anche la modifica al codice della strada che consente l’accesso gratuito nelle zone a traffico limitato ai veicoli propulsione elettrica o ibrida. La misura, che incide sull’autonomia regolamentare dei comuni, è stata subito criticata dall’Anci e ancor di più da ben quaranta associazioni ambientaliste e di ciclisti. Cosa che ha provocato la curiosa dissociazione del Movimento 5 stelle e la promessa di revisione nel primo provvedimento utile.

   

Dei due contraenti governativi, infatti, è proprio il Movimento a spingere per la diffusione di veicoli e autovetture elettrici. E se le incredibili promesse elettorali sono lontanissime – “uno degli obiettivi che ci siamo dati è quello di creare un milione di auto elettriche entro il 2020”, diceva Luigi Di Maio a settembre del 2017 – le ambizioni restano: anche in documenti di una certa importanza, come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec). Il Piano non è un semplice documento ma un atto con valore normativo vincolante (perfino sanzionabile) previsto dal Regolamento sulla governance dell’Unione dell’Energia, che costituisce un pezzo fondamentale del Clean Energy Package, e serve a garantire il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici dell’Ue per il 2030. 

   

Una cosa seria, insomma, che è stata inviata in forma di bozza l’8 gennaio alla Commissione europea. A breve, si è già un po’ in ritardo, dovrebbe essere lanciato un sito internet dedicato per la consultazione pubblica. E certamente gli addetti ai lavori non si tireranno indietro. Tra le prime critiche, quella relativa al minore sviluppo del solare per produrre energia elettrica, a cui il documento riserva minore spazio di quanto previsto dalla Strategia Energetica Nazionale dell'ex ministro Carlo Calenda. Una critica rilevante, perché arrivata anche dal quel mondo ambientalista, gli stessi che hanno protestato per le Ztl aperte, che pur al Movimento quand’era all’opposizione avevano accordato non poca fiducia.

   

Sulle auto elettriche, il tentativo di fare “meglio” di Calenda ha portato a prevedere una diffusione complessiva di 6 milioni di auto elettrificate al 2030, di cui 1,6 milioni totalmente elettriche in ragione di “una particolare efficacia degli investimenti in questa tipologia di veicoli tra 5-7 anni”. Elettrificate, in questo caso, significa vetture che non solo hanno un motore elettrico che aiuta quello a combustione interna (le ibride), ma anche la possibilità di ricaricarsi con una spina (ibride plug-in, appunto). Le cifre tonde e il pensiero illusorio, forse più noto come wishful thinking, caratterizzano l’agire politico, ma, come sappiamo, possono portare cocenti e costose delusioni. Il casino generato dal solo annuncio dell’ecotassa (FCA modificherà davvero il piano industriale) ci ricorda che il tema mobilità andrebbe trattato con attenzione e prudenza, cercando possibilmente di evitare numeri difficilmente dimostrabili.

      

È indubbio infatti che nei prossimi anni, con l’aumentare della convenienza e delle fruibilità, aumenterà la diffusione di auto con un motore elettrico, ma parlare di milioni è tutt’altra fantastica cosa, anche perché il 2030 non è così lontano.

  

Sul punto si potrebbe molto discutere, partendo per esempio dal fatto che oggi, come riporta lo stesso Piano, per incentivare l’acquisto di 220 auto elettrificate per le Forze dell’ordine che operano in aree naturali protette si intende destinare 10 milioni (!) di euro, ma forse basta un altro esempio efficace: la Panda.

   

La popolarità della mitica superutilitaria Fiat, celebrata proprio in questi giorni con un simpatico spot che ne ripercorre la carriera, iniziata nell’ormai lontano 1980, è tale che è raro trovare un italiano che sulla Panda non sia mai salito. Dal 2012, poi, la Panda ha scalzato la Punto, che ha sua volta aveva soppiantato la Uno, come auto più acquistata in Italia. Entrambe, per inciso, un po’ più grandi e costose. Nel 2018, pur con una flessione del 15 per cento, le Panda da sole hanno rappresentato il 6,5 per cento del totale venduto, 10 volte di più di quanto hanno fatto nello stesso anno le auto elettrificate. Ah già, i milioni. Dal 1980 a oggi gli italiani hanno acquistato complessivamente cinque milioni di Panda, che ovviamente sono un valore superiore a quelle attualmente circolanti. Cinque milioni in 39 anni.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    20 Gennaio 2019 - 12:12

    Tutto grasso che cola... affinchè gli sgrillati spariscano alla svelta dal quadro politico. Di già si odono mugugni e perplessità fra i loro elettori. Speriamo bene

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