cerca

Il possibile cambio di rotta della Fed sui tassi ravviva le Borse

Mentre si moltiplicano i segnali di rallentamento dell'economia globale, cresce l'ottimismo degli investitori sul ritorno in campo delle banche centrali con politiche monetarie espansive

Email:

marchesano@ilfoglio.it

9 Gennaio 2019 alle 11:45

Il possibile cambio di rotta della Fed sui tassi ravviva le Borse

Foto LaPresse

Milano. Segno più per le Borse europee in avvio di giornata, sulla scia di Wall Street e dell'Asia e in attesa che vengano divulgati in serata i verbali dell'ultima seduta della Fed. A Piazza Affari il Ftse Mib guadagna oltre l'1 per cento dopo le prime due ore di negoziazioni e sugli scudi sono anche Francoforte, Londra e Parigi. Anche se le minute della banca centrale americana non dovessero riservare sorprese, gli investitori si aspettano la conferma delle parole di Jerome Powell, che giovedì scorso ha rassicurato i mercati sottolineando che la politica monetaria della Fed terrà in conto l'andamento dell'economia (parole che sono state interpretate come un cambio di rotta sulla strada del rialzo dei tassi provocando tre giorni di rally a Wall Street). Restano sotto la lente degli investitori anche i colloqui Usa-Cina per evitare la guerra commerciale. Sul fronte europeo, intanto, si moltiplicano i segnali negativi fronte macro. Questa volta vengono dalla Germania, dove, come sottolinea il Sole 24 Ore paventando addirittura un rischio recessione, a novembre si registra il terzo calo consecutivo (-1,9 per cento) dell'attività industriale. E' il maggior calo dal 2009 ed è esteso ai principali settori, dai beni di consumo all'energia, e mette un'ipoteca sulla crescita del terzo trimestre dell'economia tedesca.

  

In generale, comunque, il sentiment sul ciclo economico ciclo globale è di scetticismo e questo apre la strada a nuovi possibili orizzonti di politica monetaria. Secondo Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte Sim, i dati macro della scorsa settimana hanno mediamente evidenziato un rallentamento delle economie, stando alle indicazioni sottotono arrivate sia dai Pmi europei, Usa e cinesi, sia dai dati sull’inflazione preliminare di dicembre area euro (1,6 per cento dal 2 per cento). Unica indicazione in controtendenza è quella pervenuta dal mercato del lavoro americano di dicembre, ma, come fa notare Cesarano, si tratta di un indicatore ritardato del ciclo macroeconomico, nel senso che raggiunge il suo punto di massimo splendore quando già vi sono segni di rallentamento in corso. In un contesto del genere, gli operatori ritornano a volgere lo sguardo verso le banche centrali chiedendone di fatto un ritorno in campo. "Il 2019 potrebbe pertanto essere l’anno del loro ritorno. Il rapido cambiamento di toni da parte di Powell dello scorso venerdì ne è una prima evidenza, prevede l'esperto.

 

Gli operatori sembrano dare per scontato il fatto che non vi saranno rialzi dei tassi quest’anno e rivolgono la propria attenzione soprattutto alla dinamica del bilancio Fed. Il 19 dicembre Powell su questo punto fu categorico: andremo avanti senza esitazioni con il pilota automatico (ossia con una riduzione di circa 50 miliardi di dollari al massimo ogni mese). Arrivati al 4 gennaio la Fed cambia rotta sembrando disponibile a prendere in considerazione un rallentamento della riduzione del bilancio. Perché mai tanta attenzione al bilancio più che alla movimentazione dei tassi? "Di fondo il timore deriva dalle conseguenze della riduzione della liquidità soprattutto per quel folto gruppo di aziende americane con rating BBB che ad oggi rappresentano circa la metà dell’universo Investment grade. La stessa Fed, nell’ultimo Financial Stability report ha evocato tale rischio", conclude Cesarano.

 

In altri termini, l’impressione è che gli operatori, consci delle potenziali tensioni sulla liquidità che potrebbero causare danni soprattutto al mondo corporate oggi molto più indebitate rispetto al recente passato (a causa principalmente di lunghi periodi di utilizzo della liquidità per buyback e distribuzione di dividendi), di fronte ad un rallentamento dell’economia fanno progressivamente pressione sulla Fed affinché ricominci ad allentare i cordoni della borsa. La domanda che si pone a questo punto è che cosa farà la Bce se la Fed dovesse realmente cambiare rotta sui tassi. Con gli scarsi margini di manovra che si ritrova (i tassi nell'eurozona sono già vicini allo zero) quali strumenti potrà mettere in campo per contrastare un'eventuale recessione?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi