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Le Borse credono in una svolta nei negoziati Usa-Cina

A Pechino le delegazioni dei due paesi cercano un accordo sul fronte commerciale. Mercati asiatici ottimisti, ma l'Europa si mostra meno entusiasta

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marchesano@ilfoglio.it

7 Gennaio 2019 alle 11:41

Le Borse credono in una svolta nei negoziati Usa-Cina

Donald Trump e Xi Jinping (foto LaPresse)

Milano. Le attese su un cambio di rotta sui tassi d'interesse da parte della Fed e la fiducia nella ripresa dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina sono stati alla base del rimbalzo dei mercati finanziari venerdì scorso e non hanno ancora esaurito la loro spinta propulsiva. Oggi l'attenzione degli investitori è rivolta, in particolare,  all'incontro, in programma a Pechino, tra la delegazione americana e il governo cinese per discutere sui dazi e su un possibile alleggerimento delle tensioni tra i due paesi che rischiano di minare la crescita globale. Il clima sui mercati è sostanzialmente positivo, ma mentre gli indici dell'area asiatica sono in deciso rialzo, le Borse europee si mostrano piatte o solo moderatamente ottimiste con Piazza Affari che guadagna lo 0,45 per cento nelle prime due ore di contrattazioni. Lo spread tra i btp decennali e i bund tedeschi resta attorno a quota 270 punti base con i rendimenti dei titoli decennali a 2,9 per cento circa. Stasera, a mercato chiuso, ricorda l'agenzia Reuters, l'annuncio del ministero dell'Economia sull'asta Bot a 12 mesi in agenda giovedì 10 gennaio, con cui prende il via l'offerta di metà mese. Il 14 gennaio, data di regolamento, giungono a scadenza 7,5 miliardi di euro di buoni a dodici mesi.

 

La debolezza cinese spinge per l'accordo

A pronunciarsi sui negoziati è stato lo stesso Donald Trump che ieri, domenica 6 gennaio, ha parlato di colloqui positivi ricordando come la debolezza dell’economia cinese abbia spinto Pechino a cercare un accordo. In tal senso, la scorsa settimana è risultata piuttosto complicata per il governo di Pechino che ha dovuto fare i conti con dati macroeconomici deludenti e, di conseguenza, con uno spettro del rallentamento economico sempre più concreto. Dopo una guerra commerciale durata per quasi un anno, e in occasione dell’ultimo G20 di Buenos Aires, Cina e Stati Uniti hanno firmato una sorprendente tregua di 90 giorni. Quello di oggi, dunque, sarà il primo round di negoziati dopo il compromesso.

 

Fiducia, Eurozona ai minimi dal 2014

La settimana si apre anche con alcuni dati macro importanti: il test della fiducia degli investitori dell’Eurozona (Sentix), atteso ai minimi da dicembre 2014 e ulteriori indicazioni sul livello di business dell’area euro verranno fornite, inoltre, dalle letture delle vendite al dettaglio di novembre e dagli ordini di industriali. Oltreoceano, invece, attesa per l’indice Ism non manifatturiero. L’indice Sentix di gennaio, in particolare, sarà attentamente monitorato dagli operatori dei mercati finanziari, specie a fronte delle generali convinzioni che l’economia mondiale sia prossima al rallentamento, ma anche per le incognite che la fine del Qe lascia alle economie del Vecchio continente. Le prospettive degli investitori dell’area euro sono previste in peggioramento, in linea con il trend di calo in atto dal massimo valore registrato nel mese di novembre 2017 a 33,96 punti. Gli analisti censiti da Bloomberg oggi si aspettano un dato in ulteriore discesa rispetto la misurazione di dicembre che risultò al di sotto della soglia critica dello zero per la prima volta dal gennaio 2015, attestandosi a -0,3 punti.

 

Riflettori puntati su Pirelli

A Piazza Affari i riflettori sono puntati su Pirelli: il titolo viaggia in fondo al Ftse Mib penalizzato dalla scelta degli analisti di JpMorgan di rimuovere la raccomandazione “overweight” e di abbassare il target di prezzo a 7 euro da 8,8 euro in attesa della nuova guidance sul 2019. Il broker giudica  "straordinaria" la capacità di esecuzione delle strategie da parte del management e si aspetta che la crescita organica attesa si rifletta sulla redditività, tuttavia questi fattori sono ritenuti già incorporati nei prezzi attuali e il riposizionamento degli analisti sul titolo è dovuto soprattutto dalla cautela generale sul settore pneumatici in vista di un primo semestre 2019 che potrebbe scontare una certa pressione sulle materie prime. Nel report odierno sui gruppi auto e sui fornitori, gli stessi analisti hanno tagliato la raccomandazione su diversi player (Nokian, Michelin e Gestamp) ritenendo che gli investitori tenderanno ad alleggerire le posizioni fino a che non ci sarà una forte visibilità sulla stabilità dei programmi di produzione. JpMorgan continua comunque a valutare Pirelli a premio rispetto a Michelin in ragione di una crescita organica di più elevata qualità, del modello di business spostato verso i prodotti del segmento premium e di una superiore capacità di determinare i prezzi dei prodotti.

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