Il falò delle velleità green

Maria Carla Sicilia

La norma sull’“end of waste” mette d'accordo imprese e ambientalisti. Ma non sulla sua bontà

Il pasticcio che ha prodotto con la norma sull’“end of waste” il ministero dell’Ambiente, guidato da Sergio Costa, generale dell’Arma dei Carabinieri arrivato dalla Forestale, si può spiegare in due modi. Il primo è mettere in dubbio ciò che lo stesso ministro ha dichiarato più volte e cioè che “il governo italiano ci tiene all’economia circolare e lo considera un elemento fondamentale”. Il secondo è dubitare invece della capacità di trasformare queste buone intenzioni in norme che favoriscano il settore e quindi il riciclo dei rifiuti.

 

Con un emendamento alla legge di Bilancio è rispuntata una norma già saltata dal decreto Semplificazioni che ha come unico merito quello di mettere d'accordo tutti, imprese e ambientalisti, sulla sua pericolosità. “L’effetto di questo emendamento è devastante – dice al Foglio Andrea Fluttero, presidente di Fise Unicircular, una associazione che rappresenta le imprese dell’economia circolare. “Quello che succederebbe se fosse approvato è che le regioni dovrebbero ricontrollare tutte le autorizzazioni rilasciate caso per caso alle imprese che trasformano gli scarti in nuovi prodotti per verificare che queste siano conformi a quanto disposto da un decreto vecchio di venti anni. Il punto è che nessuno di questi impianti rientra nelle casistiche individuate dal decreto del 5 febbraio 1998, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di attivare un’autorizzazione speciale per ognuna di queste imprese. Finirebbero in pratica per chiudere”.

  


  Infografica di Enrico Cicchetti


    

Oltre al danno economico e occupazionale per un settore che tratta ogni anno 56,5 milioni di tonnellate di rifiuti e che ha un valore di 12,6 miliardi di euro, il risultato sarebbe quello di inviare altri scarti in discarica o agli inceneritori che sono già sul punto di saturazione, mentre lo stesso governo nega la necessità di costruire nuovi impianti. Mentre sappiamo, come si vede nell’infografica, che anche il numero di discariche scende e quello dei roghi di rifiuti aumenta.

 

Non solo. L’emendamento crea problemi anche alle autorizzazioni in scadenza e a quelle nuove, che dovrebbero restare ferme in attesa di nuovi decreti ministeriali ad hoc. “Abbiamo visto questo testo nascere e abbiamo constatato che, a ogni riscrittura, la norma è diventata sempre più cervellotica e complicata. Sarebbe bastata una semplice modifica al Testo unico per l’Ambiente per permettere alle centinaia di imprese che lavorano di continuare a riciclare. In questo modo sembra invece che ci sia una certa sfiducia verso gli enti locali che non sembrano ritenuti in grado di operare con competenza e trasparenza nelle autorizzazioni che rilasciano”, conclude Fluttero.

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