L'altalena dei mercati in attesa della Fed

Mariarosaria Marchesano

Trump fa sue le preoccupazioni degli investitori sui fattori che potrebbero frenare la crescita americana. Secondo l'analisi di Dws, tali preoccupazioni sono solo in parte giustificate come dimostra la buona salute dell'economia

Milano. Piazza Affari è in oscillazione tra il segno più e quello meno in linea con la volatilità che oggi contraddistingue le Borse europee (Parigi, Londra e Francoforte) rese nervose dal nuovo tonfo di Tokyo e dalle perdite di Wall Street ieri sera. Gli investitori temono il possibile rallentamento della crescita globale, in uno scenario di tensione sul fronte commerciale e di aumento dei tassi di interesse da parte della Fed. Resta alta anche la tensione sulla Brexit con il voto atteso nella settimana del 14 gennaio. Sul fronte italiano, intanto, si apprende che il progetto di bilancio per il 2019 è stato inviato dal governo a Bruxelles con una manovra economica che si riduce a 31-32 miliardi dai 37 originari, mentre la previsione di crescita del Pil scende da 1,5 per cento a 0,9-1 per cento. Ma, a quanto pare, l'accordo non è stato ancora raggiunto e la trattativa con la Commissione europea, che promette un’analisi «attenta, va avanti a oltranza ed è anche possibile che i tempi previsti per una decisione defintiva (sulla procedura d'infrazione) si allunghino di qualche giorno.

 

Le preoccupazioni del mercato sulla politica monetaria americana

Gli occhi dei mercati sono, comunque, puntati sull'ultima riunione della Federal Reserve del 2018, in programma oggi e domani, soprattutto dopo che il presidente Donald Trump ha twittato che è "incredibile" che la Fed pensi anche soltanto ad alzare i tassi, con tutto quello che sta succedendo nel mondo. Il direttore del National Trade Council Navarro ha rincarato la dose sostenendo che la banca centrale punta solo ad affermare la sua indipendenza dalla Casa Bianca e che dovrebbe guardare maggiormente ai dati. In questo senso suonano profetiche le previsioni di Dws, che, in un report diffuso ieri, ha anticipato che l'orientamento della Fed a un nuovo aumento del costo del denaro, il quarto quest'anno, "avrebbe potuto scatenare reazioni via Twitter, e non solo dalla Casa Bianca". Il punto è che Trump fa sue le preoccupazioni degli investitori, che in queste ultime settimane hanno depresso l'andamento di Wall Street, ma secondo Josh Feinman, chief economist di Dws, "tali preoccupazioni hanno senso alla luce della recente debolezza dei mercati finanziari. Ma sono fortemente in disaccordo con i dati disponibili sulla buona salute sottostante dell'economia americana".

 

I focolai del mondo sono un freno alla crescita dell'economia Usa?

Quindi, i mercati finanziari si preoccupano per nulla? Non proprio. Secondo l'analista, l'indebolimento della crescita della domanda, le condizioni finanziarie più rigide, gli attriti commerciali, la forza del dollaro e la crescita più debole nel resto del mondo "alla fine limiteranno la necessità di ulteriori aumenti dei tassi d'interesse". Il problema è che questi potenziali freni alla crescita americana sono mutevoli e tendono a cambiare di giorno in giorno. Dunque, potrebbe esserci il rischio di sottovalutare qualcuno di questi fattori e di assumere una decisione errata di politica monetaria."Fortunatamente, non crediamo che l'economia americana sia sul filo del rasoio, dove lievi cambiamenti politici possano destabilizzare", conclude Feinman.