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Lo specchio riflesso degli stress test

L’Italia ha banche buone e politica in panne, in Germania il contrario

2 Novembre 2018 alle 20:02

Lo specchio riflesso degli stress test

Foto LaPresse

L’orgoglio col quale il mondo bancario ha preso le distanze dal governo nella Giornata del risparmio del 31 ottobre ha trovato conferma negli stress test pubblicati da Eba e Bce su 48 istituti europei. Nelle simulazioni più avverse (recessione repentina, aumento triennale della disoccupazione, crollo dell’inflazione) le maggiori banche italiane – Intesa, Unicredit, Ubi e Banco Bpm – soddisfano i requisiti Cet1 di patrimonio proprio in rapporto agli asset: gli esiti sono diversificati ma nessuna è scesa sotto la quota minima del 5,5 per cento. Anche se non esiste una graduatoria le quattro sono nell’ordine le più forti, benché l’ultima, nata dalla fusione Popolare di Milano-Banco popolare per la riforma del governo Renzi, sia penalizzata dal mancato conteggio della cessione di crediti inesigibili e di spese una tantum. Nei test paralleli su altre sei banche “significative”, Bper, Mediobanca, Popolare di Sondrio, Iccrea, Credem e Carige, solo quest’ultima, tra guerre di azionisti e ricerca di un partner, non avrebbe passato la prova.

 

Al di là delle tecnicalità spesso criticate dei test, emergono due dati. Il primo: gli organi di vigilanza europei hanno indotto le banche a un rafforzamento patrimoniale prima sconosciuto; un’altra spinta l’ha data la riforma del credito bersaglio dei populisti. Secondo: il nostro sistema bancario è oggi più affidabile di quello politico, benché ne subisca le intemperanze (vedi spread) e la retorica.

 

Con raro tempismo Luigi Di Maio ha annunciato che “non metterà un euro dei cittadini nelle banche”: nessuno glielo ha chiesto, ma la polemica è contro il leghista Giancarlo Giorgetti che ritiene che lo stato “debba aiutare le banche che ne hanno bisogno e uscirne a risanamento avvenuto”. Magari la fusione Mps-Carige. In realtà meno Di Maio e compagnia parlano di banche, meglio è. L’Italia ha ora un’industria del credito meno esposta all’instabilità politica, il contrario della Germania dove la crisi di Cdu e Spd lascia nei problemi l’ex colosso di sistema Deutsche Bank e dall’altra parte le casse controllate dai Land. Dai tempi dei Medici alla ricapitalizzazione bancaria attuata in Spagna, non c’è credito senza investimenti e disciplina di bilancio.

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